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Dove vanno le barche? I vostri commenti all’analisi di un lettore

L'analisi di come si sta evolvendo il mercato delle barche da crociera inviataci da Vincenzo Arienti ha fatto discutere: i vostri commenti e la sua risposta

APE_ANALISILa dettagliata analisi di come si sta evolvendo, a livello di soluzioni progettuali, il mercato delle barche da crociera, inviataci dal nostro lettore Vincenzo Arienti (che vi consigliamo di leggere QUI) ha fatto discutere: chi è d’accordo e chi invece è sul “mi permetta di dissentire”.

Arienti ha girato con attenzione il Salone Nautico di Genova ed è pervenuto a una conclusione:

“In sintesi, gli elementi di consolidamento e di innovazione che ho potuto vedere sono rappresentati da:
a) forma delle carene
b) uso di materiali specifici di costruzione (es. parti in carbonio)
c) incremento dei volumi interni (cabine, dinette, stivaggio)
d) aumento considerevole della luminosità degli interni e del campo di vista esterno
e) miglioramento degli spazi e della vivibilità anche in coperta
f) navigazione più veloce e più gradevole
g) semplicità delle manovre“.

Qua sotto trovate i commenti più significativi e la risposta – anch’essa dettagliatissima – di Vincenzo.

I VOSTRI COMMENTI
“Più o meno tutto ok. Incondivisibile invece : sartie a murata, una schifezza che inibisce l’uso di un genoa più generoso , ed inlotre al contraio, peggiora il passavanti perchè si finisce nella sartia bassa . E’ una soluzione che ha il solo scopo di risparmiare materiali . Un’altra cosa che manca è l’incasso delle drizze in calandra sulla coperta della cabina , e creare la coperta della cabina stessa piatta e con battuta verticale laterale , in modo da creare un area per stendersi liberamente . Ah un’altra cosa assurda e modaiola è la poppa aperta che non serve a nulla, è scomoda e non consente di sedersi verso il timone e quel che è peggio da senso di insicurezza specialmente con mare formato o in alto mare..col rischio di cadere in acqua!” Gino

“Complimenti al professore per l accurata recensione, dove con meticolosa indagine strumentale e occhio clinico,riesce a fare una descrizione evoluzionistica circa le migliorie e novità in ambito velico e non solo. Per la visita individuale presso il salone nautico beh, bastava una semplice comunicazione per organizzare, ante tempus,un folto gruppo di patiti sfegatati… disponibile a solcare ogni meta,sospinto dal vento di fratellanza e amicizia,per condividere una passione incontenibile, quella della di sua maestà vela”. Giuseppe Portorosa

“Bravo Vincenzo! Come al solito una disamina puntuale sui vari aspetti. Il punto di vista è di chi ormai vuole godere la vela senza distruggersi fisicamente ad ogni uscita come spesso accade ai patiti della regata che, di fronte a certe soluzioni, storcono il naso ( finchè il fisico gli regge). Per quanto riguarda il personale degli stand, è vero spesso è impreparato ma, chi ti conosce, sà che dura prova devono affrontare. PS se mi davi una voce probabilmente avremmo stressato in due quei poveri espositori”. Marco Platu 25

LA RISPOSTA DI ARIENTI
“Grazie Gino, Giuseppe e Marco per i Vs interventi. Mi scuso per il ritardo di risposta, causa impegni di lavoro fuori sede, ma lo faccio ora in modo cumulativo nel box di Marco.

Grazie Gino per il “più o meno tutto ok”. Per quanto riguarda i due elementi di non condivisone (non tanto col mio pensiero ma soprattutto con quelle che sono le tendenze del mercato che ho solo riportato, come il GDV ha infatti giustamente intitolato l’articolo “dove vanno le barche?….), ti confermo che, pur se in controtendenza, si può anche essere d’accardo. Bisogna però specificare che ti riferisci ad una determinata tipologia di barca (cruiser versus cruiser racer o racer) e, nell’ambito dei cruiser, ad una certa tipologia di armatore: quello che vuole navigare in sicurezza (poppa chiusa) e comodo (seduto fronte prua, con ampi gavoni di stivaggio) versus chi preferisce una barca (poppa aperta) che navighi molto bene vela, anche con le “bavette”; costui infatti rinuncia ai gavoni di poppa, mette i pesi al centro, ha la comodità di passaggio sia per il bagno in mare che per scendere in banchina. Il tutto senza inficiare poi tanto sulla sicurezza, in quanto con tutte le barche con poppa aperta e draglia poppiera sganciabile che navigano quotidianamente, anche negli oceani, non è che abbiamo riscontri frequenti di “uomo a mare” causato dalla poppa aperta. Anche per quanto riguarda l’eventuale intralcio al passaggio poppa-prua, determinato dalla sartia bassa in caso di “sartie a fiancata”, bisogna distinguere se parliamo di barca piccola 15 mt, in queste ultime la sartia bassa non è di nessun intralcio al passaggio. Con tale soluzione inoltre è ovvio che bisogna dare maggiore importanza di “tela” alla randa rispetto al genova, che in tali soluzioni frequentemente è auto virante, con tutti i vantaggi che ne conseguono. Chi è nel giusto o nello sbagliato? A mio avviso nessuno, in quanto, pur nella stessa fascia del cruiser, è giusto che l’armatore adatti il modello alle proprie finalità esigenze: tipo di scafo, poppa aperta o chiusa, armamenti (alberi, tangoni e vele), rollbar, gruette per il tender, batterie solari, avvolgi fiocco o randa, ecc…

Un esempio personale, quando giocoforza bisogna ammainare le vele e accendere il motore, io mi annoio da morire e solitamente vado nella cabina di prua, lontano dal rumore motore, con i tappi alle orecchie a leggere un libro! Un altro esempio tipico di barca personalizzata? Mentre negli anni 80 facevo regate con due V classe IOR e nei 90 navigavo il mediterraneo con uno Swan 51, il mio sogno ricorrente di vela cruiser over 65, era continuare a navigare con mia moglie con la seguente barca: lunghezza max 10-11 mt, poppa chiusa, interni a tipo scafo svedese (sai bene a chi mi riferisco, tipo baita di alta montagna), armata a ketch e con due rullafiochi a prua (manovre tutte semplici e alla notte la mezzanina che non ti fa dondolare), gruette a poppa x salvare la schiena nel tirare su il tender o il suo motorino, sulle gruette montate batterie solari e radar ecc…. Sarà ben particolare tale cruiser? Certo che sì ma è perfetto per quella finalità. In quegli anni fotografavo l’organizzazione dei lui e lei “anzianotti” in giro per il mondo (bandiere americane, australiane, del nord Europa, ecc..) e la scelta era quasi sempre costretta su tale tipologia di barca (si può dargli torto?). Erano sicuri e sereni tanto che arrivati in porto vedevi lui che si dedicava ai lavoretti di manutenzione in barca (es. puliva un winch) mentre lei in pozzetto sferruzzava a maglia il maglione per l’inverno. Quale scenetta rende meglio l’immagine della serenità per chi è stato contagiato dalla vela?
Ciao e buon vento…

Grazie Giuseppe per i complimenti. La “meticolosa indagine strumentale e occhio clinico” a cui ti riferisci le ho applicate infatti anche a tutte le barche che ho avuto, prestando loro tutta l’attenzione e cura che meritano! Coloro che hanno avuto l’occasione di vederle e/o di navigarci hanno sottolineato tale aspetto persino maniacale (sentina asciutta senza una briciola o capello, motore brillante anche lui con sentina pulita). La medicina ci ha insegnato che è molto meglio prevenire che curare e così vale anche per la barca ed il motore in particolare. Solo se puoi facilmente individuare la polverina nera da usura delle cinghie o la prima goccia di olio che cade nella sua sentina puoi prevenire spiacevoli danni e inconvenienti al motore. Tutti gli strumenti ben tenuti e funzionanti. Tutte le manovre di uso dell’imbarcazione trascritte sul libro di bordo e, ove necessario, fotografate e filmate su chiavetta USB (luci, strumenti di navigazione, uso del frigo, pompe dei bagni, water press, windlass, scaldabagno, terzaruoli, tendalino, motore tender…..). Le perizie effettuate sulle mie hanno concluso con il “no comment” e “seppur imbarcazioni di oltre 10 anni sembra uscita ora dal cantiere”.
Le barche a vela si meritano tutto ciò!
Ci teniamo in contato per il prossimo salone. Evviva la vela!

Grazie Marco per i complimenti. I cantieri ce l’hanno veramente messa tutta per fare in modo di permetterci di continuare ad andare a vela senza bisogno della convocazione dell’esercito di ragazzoni palestrati ad ogni uscita in mare (con tutta l’ammirazione, il rispetto e l’invidia che mi fanno, essendo stato anche io in altri tempi uno sportivo agonista). Oggi anche da solo, in mezzo al mare con l’autopilota inserito, puoi gestire facilmente un 50m piedi che necessita di un secondo esperto, soprattutto per le manovre in porto.
Bravi cantieri e grazie che ci permettete ancora di navigare!
Ci teniamo in contato per il prossimo salone. Evviva la vela!

PS. Fatevi tutti vivi sulla mia mail che presto avrò bisogno di voi per fare una pazzia (antigua race, navigazione su un Farr 52 o Swan 60?). Vedremo…..
Vi abbraccio, Vincenzo

1 Comment on Dove vanno le barche? I vostri commenti all’analisi di un lettore

  1. Trovo che il dott. Arienti abbia fatto un’analisi accurata dal punto di vista di chi vuole una barca-camper (“comodità” mi sembra la sua linea guida), senza un’attenta valutazione di ciò che una barca deve rappresentare da un punto di vista dell’affidabilità e della sicurezza in mare: che me ne faccio di tutte quelle belle innovazioni quando, per leggerezza nel consultare una carta meteo, prendo fischi per fiaschi o quando, peggio, il meteo risulta sbagliato? Io mi devo fidare della mia barca e, allora, rivolgerò la mia attenzione, all’atto dell’acquisto, a ben altre caratteristiche, piuttosto che a quelle da lui evidenziate con dovizia di particolari. Per non parlare dell'”assenza di paterazzo” (barche con crocette molto acquartierate) che mi ricorda l’Hunter, un “motoscafo” con l’albero! Con tutto il rispetto, ben inteso, per l’opinione qui espressa.
    Cordiali saluti
    Alberto Rampino E.V. L.N.I. Monfalcone

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