Tutte e sei gli equipaggi della Volvo Ocean Race, l'infernale giro del mondo a tappe, sono ripartiti da Cape Town in Sud Africa alla volta di Abu Dhabi; il fatto che sulla linea di partenza ci fossero tutti e sei gli scafi è stata di per sè già una grande notizia, dopo l'inaspettato epilogo della prima tappa in cui al traguardo ci sono arrivati solo in tre (oltre al disalberamento di Puma e Abu Dhabi, ricordiamo la falla di Sanya). Ma ora si ricomincia da capo e nuove avventure attendono i nostri eroi: i pirati (non quelli finti dei Caraibi ma quelli veri dell'Oceano Indiano), pronti a fare la festa a qualche Vo70 che stringe troppo sulla costa africana, come è accaduto anche ai due navigatori francesi Christian e Evelyn Colombo nel Golfo di Aden lo scorso settembre. Ma gli organizzatori avranno preso qualche precauzione?
Video: la seconda tappa della Volvo tra arcobaleni, balene e mare calmo
RIPARTE LA VOLVO
Sono state altre ventiquattro ore impegnative, faticose, cariche di nervosismo per i 66 velisti impegnati nella seconda tappa della Volvo Ocean Race, partita la scorsa domenica da Città del capo con destinazione Abu Dhabi. Questa mattina la flotta era ancora impegnata a oltrepassare una zona di vento instabile che si è venuta a creare fra due sistemi di bassa pressione. Esausti gli equipaggi dopo oltre quattro giorni di lavoro intenso alla ricerca del vento giusto, che continuano a darsi battaglia in poche miglia. In tutta questa confusione i distacchi rimangono abbastanza ridotti con Telefonica dello skipper Iker Martinez al comando, seguita da Abu Dhabi (skipper Ian Walker), Team Sanya (skipper Mike Sanderson), Puma (skipper Ken Read) e Camper (skipper Chris Nicholson)tutti racchiusi in 45 miglia. Un po' più staccata Groupama di Franck Cammas, a 130 miglia dal leader Telefonica. Ma il problema è un altro: tra poco la truppa della Volvo entrerà nelle pericolose acque tra l'Africa e l'India, sempre più infestate dai pirati. Quelli veri. E per evitare di rivelare l'esatta posizione delle imbarcazioni (anche a occhi indiscreti), tra poco il live tracker verrà spento. Basterà come precauzione?
ALTRO CHE PIRATI DEI CARAIBI
Belli e maledetti: Golfo di Aden, canale del Mozambico, Madagascar, Seychelles e Maldive. Con l'aumento della pirateria navigare in queste zone sta diventando di anno in anno sempre più rischioso. Ovviamente montano le polemiche: è sicuro far passare gli scafi della Volvo in queste zone infestate? Sono state prese delle adeguate misure di sicurezza?
In effetti il problema c'è, e analizzando la sequenza degli ultimi attacchi in relazioni agli anni in questa cartina, si può vedere come ci sia stato un netto aumento sia delle azioni di pirateria stesse che delle porzioni di mare colpite. La pirateria è un business molto ben organizzato e redditizio. Secondo i dati forniti dalla Dryad Maritime Intelligence, nel 2010 sono state ben 1181 le persone rapite dai pirati. Le navi liberate recentemente sono state sottoposte a un periodo medio di 213 giorni di rapimento, ed è stato stimato che lo scorso anno sono stati pagati 150 milioni di dollari di riscatto per la liberazione di navi, cargo ed equipaggi.
Gli attacchi dei pirati dal 2008 (segnati in giallo) si sono moltiplicati, fino ad arrivare nel 2010 (linea nera) a lambire le coste indiane.
Corno d'Africa, Yemen e Golfo Persico sono le zone più colpite. In rosso sono evidenziati i tratti di mare che hanno visto più azioni da parte dei pirati. Alcune sono vicinissime ad Abu Dhabi, porto di arrivo della seconda tappa della Volvo.
UNA TRISTE STORIA
A testimoniare la gravità della situazione, la triste storia di Christian ed Evelyn Colombo, una coppia di navigatori francesi attaccati da pirati somali nello scorso mese di settembre nel Golfo di Aden (tra Somalia e Yemen). I due erano a bordo del loro catamarano Tribal Kat, ed erano ripartiti dopo una sosta nella città di Aden per un guasto. Ma dopo poche miglia di navigazione Christian, di vedetta sull'albero, ha avvistato una barca di pirati diretta proprio verso di loro. Purtroppo l'uomo ha avuto solo il tempo di urlare alla moglie di lanciare l'SOS, prima di stramazzare al suolo crivellato dai proiettili dei mitra dei pirati somali. L'SOS è stato ricevuto dall'ALINDIEN (il comando militare dell'Oceano Indiano) l'8 settembre, che è subito intervenuto.
Lo stesso giorno il Bayern, una fregata tedesca, ha recuperato il Tribal Kat alla deriva (nella foto accanto): a bordo non c'era nessuno. Due giorni dopo la Galizia, una nave da guerra spagnola, ha intercettato una barca con sette pirati e una donna tenuta nascosta nella stiva: era Evelyne, sana e salva! Tuttavia è stato aperto un caso per chiarire le dinamiche di quanto accaduto a bordo del catamarano dei francesi.
>> I PIRATI SOMALI UCCIDONO ANCORA
Nella foto Evelyn Colombo, salvata grazie all'intervento della nave militare spagnola Galizia. La donna è rientrata a Toulon in Francia ma non si è ancora ripresa dallo choc per l'attacco e la morte del marito.
LE MODIFICHE AL PERCORSO DELLA VOLVO OCENA RACE
Al di là di questo singolo incidente, dato che gli attacchi non si sono certamente fermati, è giusto domandarsi se sia ancora possibile passare attraverso l'Oceano Indiano in barca a vela. "Passare attraverso questa zona è un suicidio" ha dichiarato Daniel Conversant, responsabile della commissione antipirateria dell'associazione Sail the World. Sulla stessa linea anche gli organizzatori della Volvo Ocen Race, che proprio per scongiurare eventuali azioni, hanno deciso di evitare questa porzione di mare (leggi l'approfondimento). Le barche da Cape Town in Sud Africa, si dirigeranno alla volta di Abu Dahbi, ma si può dire di essere sicuri al 100%? Certamente no...
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