C'è voluto il rapporto "L'impatto della plastica e dei sacchetti dell'ambiente marino" presentato in pompa magna al Senato a marzo per far capire a tutti che il Mediterraneo naviga in un mare di spazzatura, rumenta, monnezza.
Noi ce ne eravamo già accorti da anni, come chiunque naviga abitualmente nel Mare Nostrum, ma i nostri appelli a favore di interventi urgenti erano rimasti lettera morta. Ci sono voluti dei dati choccanti per agitare le coscienze. Meglio tardi che mai, comunque. Ecco la drammatica situazione fotografata dalla ricerca realizzata da Arpa Toscana e Emilia Romagna con il contributo dell'istituto francese sullo sfruttamento del mare e l'Università belga di Liegi. In Mediterraneo galleggia un "mare" di 500 tonnellate di rifiuti di plastica, al vertice della classifica delle fonti di inquinamento solide con mozziconi di sigarette e bottiglie. Il rischio è che questa massa di plastica (soprattutto sacchetti) si possa compattare, creando un fenomeno come il famoso Plastic Vortex, una massa solida semisommersa di plastica che naviga per l'oceano Pacifico con un'estensione di milioni di metri quadrati. La zona più colpita del Mediterraneo, secondo la ricerca, è nel nord Tirreno e al largo dell'isola d'Elba, nella zona che viene denominata, ironia della sorte, Santuario dei Cetacei. In quest'area la concentrazione di rifiuti plastici è di 892.000 frammenti per Km2, rispetto alla media mediterranea che è di 115.000. A dimostrazione della gravità della situazione per l'ecosistema c'è la terribile immagine del corpo inerte della balena spiaggiata lo scorso gennaio a San Rossore in Toscana intossicato da sostanze plastiche e chimiche, causa più che probabile della morte del cetaceo. Sono proprio questi filamenti di plastica derivata dai famigerati sacchetti il grande nemico dei mammiferi. Attratti dal loro colore spesso acceso delfini e capodogli ingeriscono la plastica, scambiandola per un alimento: su 115 specie di mammiferi marini, 49 sono a rischio. Le tartarughe poi, muoiono dopo aver ingerito la plastica scambiandola per meduse.