È colpa degli armatori, degli organizzatori, dei regatanti o dei regolamenti se le regate tra cabinati sono sempre l'occasione di aspre polemiche? Nel numero di giugno in edicola del Giornale della Vela un'intervista al Presidente dello Yacht Club Livorno Tommaso Spadolini e un articolo di Andrea Falcon scatenano una polemica tra armatori "normali" e il Presidente dell'UVAI, l'associazione che raggruppa gli armatori di barche cabinate italiane. Ecco qui di seguito la lettera dell'armatore Massimo De Campo del Dehler 44 Selene e quello di Guido Leone, Presidente dell'UVAI.
REGATA, CROCIERA-REGATA, REGATA-CROCIERA, CROCIERA, GRAN CROCIERA ... E CHI PIÙ NE HA PIÙ NE METTA!
Ho letto con molto piacere i due articoli firmati da Andrea Falcon sul Giornale della Vela di giugno riguardanti la situazione della Vela d'Altura in Italia.
Condivido pienamente le idee del Presidente dello Yacht Club Livorno, Tommaso Spadolini, e le carenze del sistema denunciate nei due articoli al punto che ho desiderato esprimere per iscritto questa mia sintonia di idee ed esporre alcune mie riflessioni che già lo scorso anno esternai al Presidente dell'UVAI, Giorgio Leone, e a Nicola Sironi, Deus ex machina dell'ORC.
Una breve presentazione. Incominciai ad andare in barca a vela e a fare regate d'altura più di trent'anni fa con il Grand Soleil 34 che acquistò mio padre. Fino al 1992 feci molte regate IOR, ma poi, pur continuando ad andare sempre in crociera, impegni familiari e di lavoro mi tennero lontano dalle regate per diversi anni. Verso il 2005, incominci a guardarmi attorno per cambiare barca con il desiderio di riprovare a regatare. Parlai con diversi amici, alcuni professionisti del mondo della vela, per aggiornarmi su barche e regate e questi mi dissero che le regate IMS erano di appannaggio delle barche da crociera di serie. Nel 2007 decisi di comprare il neonato Dehler 44 che battezzai SELENE, come il vecchio Grand Soleil 34, e con entusiasmo mi organizzai per riprovare a regatare.
Mi spiegarono che in Italia, le barche cruiser-racer dell'ORC venivano suddivise tra barche "Regata" e barche "Crociera/Regata" in funzione di alcune caratteristiche dell'imbarcazione e/o del punteggio dei membri dell'equipaggio. Nella divisione "Crociera/Regata" rientravano solo le barche fedelmente conformi alla produzione di serie, senza alcuna modifica degli arredi e degli allestimenti interni.
L'impostazione mi piacque molto pensando che non sarebbe stato più come nel vecchio IOR dove se non avevi un prototipo "tirato" da regata non potevi essere competitivo. Mi organizzai quindi per regatare nella divisione "Corciera/Regata" che significava: nessuna modifica o alleggerimento degli arredi interni e un equipaggio di atleti dilettanti, salvo uno o più velisti punteggiati, ma nei limiti previsti dalla normativa FIV per la classe ORC 1. Timoniere sarebbe stato il sottoscritto armatore.
E adesso parliamo delle esperienze fatte in queste quattro stagioni di regate.
Divisioni "regata" e "crociera/regata". Quasi sempre ci siamo trovati a gareggiare contro qualche barca "Regata" R1 che veniva accorpata alle barche "Crociera/Regata" C1 perché in numero insufficiente a formare una loro divisione. Il risultato è che, con una barca da crociera (due frigoriferi, forno, tavolo allungabile, armadi, cassetti, ecc...) e con un equipaggio non professionista, la maggior parte delle volte ci siamo trovati a gareggiare contro barche da regata purosangue, vuote all'interno o allestite in maniera minimale solo per soddisfare i regolamenti e frequentemente condotte da equipaggi con molti professionisti. Tanto per loro non cambia: ricadendo già la barca nella divisione "Regata", tanto vale avere l'equipaggio più forte possibile. Noi invece, svantaggiati dal tipo di barca, ci auto-penalizzavamo anche a livello di equipaggio per rientrare nella divisione "Crociera/Regata", ma, ahimé, la divisione "Crociera/Regata" non veniva quasi mai costituita.
Il regolamento della Vela d'Altura 2010 prevede che, all'interno di ciascuna classe ORC 1-2-3, possano essere fatte le divisioni "Regata" e "Crociera/Regata" solo se ci sono almeno sei barche per ciascuna di esse; ma quando mai ci saranno così tante barche per fare le due divisioni rispettando il regolamento? Mai! In questi tempi, è un successo quando ad una regata ORC sono iscritte venti barche (sia che si parli di Tirreno, sia che si parli di Adriatico) e spesso non vengono costituite neanche le tre classi ORC.
Quindi, da una parte il regolamento non vuole far gareggiare le barche "Regata" contro le barche "Crociera/Regata", ma dall'altra pone un oggettivo ostacolo a che ciò, nella realtà, possa avvenire. Si tenga presente che in tutte le regate cui ho partecipato in questi quattro anni, valide come selezioni al Campionato Italiano, le barche "Regata" hanno rappresentato mediamente non più del 20% della flotta e, per quanto detto sopra, mi pare che, nella pratica, il regolamento finisca per favorire questa esigua minoranza.
L'anno scorso al Campionato dei Due Golfi di Lignano Sabbiadoro (selezione per i Campionati Italiani) su ventisei barche c'erano solo tre barche "Regata" (12%) che furono accorpate in un'unica divisione "Regata" prescindendo dalla loro classe ORC di appartenenza.
Io credo che, se si vuole mantenere la suddivisione tra barche "Regata" e barche "Crociera/Regata", questa soluzione sia più realistica e più equa in quanto ritengo che il rating compensi meglio una differenza dimensionale tra due barche della stessa filosofia progettuale, piuttosto che compensare il divario esistente tra due barche di analoga lunghezza ma di diversa impostazione progettuale ovvero: una concepita per la pura regata, l'altra pensata e allestita per la crociera.
In questo modo, inoltre, si evita, come vorrebbe il regolamento, che equipaggi non professionisti si debbano scontrare contro equipaggi professionisti.
In alternativa è meglio abolire la distinzione tra barche "Regata" e barche "Crociera/Regata" così almeno i croceristi potranno imbarcare chi desiderano e magari sbarcare qualche chilo di arredi.
I controlli di stazza. Mai visti nelle regate di selezione ai Campionati Italiani (in questi quattro anni ho partecipato ad una decina di esse)! Perché non vengono fatti quantunque ci sia lo stazzatore a disposizione?
Se un controllo dei bordi liberi è sicuramente un'operazione che ha senso fare "a spot" o a seguito di una protesta di stazza, ritengo che il controllo dell'allestimento interno e quindi del diritto di appartenenza alla divisione "Crociera/Regata", essendo un controllo che richiede solo una visita a bordo di qualche minuto, dovrebbe essere fatto sempre su tutte le imbarcazioni.
Pongo però una domanda: gli stazzatori conoscono esattamente l'allestimento di serie o di progetto di tutti i cantieri e di tutte le barche?
Tre anni fa interpellai formalmente gli organi competenti per sapere se avessi potuto sostituire (non eliminare!) il mio fornello, quasi casalingo, e qualche altro particolare degli arredi interni con altri elementi più leggeri senza uscire dalla divisione "Crociera/Regata": mi fu risposto che la barca avrebbe perso l'eleggibilità a competere nella divisione "Crociera/Regata" (dott. Masserotti 17-12-2007).
A parte che, salvo ai Campionati Italiani, nessuno è mai venuto a bordo a controllare alcunché, penso che se anche avessi cambiato il fornello e fosse venuto a bordo uno stazzatore non avrebbe avuto gli elementi per dire che quello non era il fornello di serie installato dalla Dehler.
E comunque, fatta la legge, trovato l'inganno! Oggi, alcuni cantieri prevedono due allestimenti: uno da regata e uno da crociera. L'allestimento "alleggerito", essendo di serie, va bene e mantiene la barca nella divisione "Crociera/Regata", ma se io alleggerisco il mio allestimento interno (magari come lo ha aggiornato il cantiere nei modelli successivi al mio) finisco invece nella divisione "Regata" (ammesso che qualcuno controlli e conosca): mi sembra assurdo!
A fronte di assenza di controlli e di regole a mio avviso inique o molto difficili, se non impossibili, da controllare credo sia meglio minimizzare le regole e liberalizzare.
Recentemente un giudice mi ha detto che la giuria poteva fare dei controlli di stazza solo a seguito di una protesta, perché i giudici non sono dei poliziotti e perché i controlli di stazza di default sono previsti solo per i Campionati Italiani e non per le regate di selezione. Rimasi incredulo e mi andai a leggere la Normativa per la Vela d'Altura che mi pare non suggerisca, ma pretenda che vengano eseguiti accurati controlli di stazza anche nelle regate di selezione per il Campionato Italiano Assoluto (peraltro che senso avrebbe selezionare barche non in regola?).
Già in un'altra occasione avevo riscontrato un atteggiamento analogo: sembra che i giudici abbiano le mani legate o che abbiano paura di controllare. Mi pare che il controllo venga sentito come un'azione straordinaria piuttosto che un'attività normale, come un evento eccezionale piuttosto che una procedura sistematica, come un intervento riservato alla risoluzione delle controversie piuttosto che alla loro prevenzione, come un'attività poliziesca, quasi offensiva, piuttosto che una delle tante regole del gioco che vale per tutti, che viene sempre applicata e che pertanto non offende nessuno.
Forse ci offendiamo quando tutti, indistintamente, dobbiamo passare nel metal-detector degli aeroporti? Non ci sentiamo forse tutti più protetti da quei controlli? A volte, grazie a quei controlli, viene fermato un delinquente, altre volte, semplicemente e senza alcun'offesa, viene messa in regola una persona onesta che ha inavvertitamente dimenticato le forbicine per le unghie nella borsa da viaggio.
Le regate d'altura. Un divertente gioco di parole, ma vero: parliamo di vela d'altura, ma non facciamo regate d'altura!
Assurdo perché è una contraddizione in termini, assurdo perché siamo a bordo di barche da crociera con letti, saloni, cucine, bagni, ecc., assurdo perché ai campionati mondiali ORC è obbligatoria almeno una regata d'altura, assurdo perché recentemente, la partecipazione alle regate d'altura è superiore a quelle con soli bastoni.
E' vero che quest'anno è stato varato il campionato italiano delle prove d'altura, ma, personalmente, sono più favorevole ad una soluzione mista, equamente bilanciata.
Punteggi degli atleti. Mi pare che gli esempi distorti siano ancora sotto gli occhi di tutti: velisti notoriamente molto bravi con punteggi ridicoli, velisti che passano più di sessanta giorni all'anno in regata senza alcun punteggio, velisti che non regatano più da diversi anni con punteggi ancora elevatissimi, professionisti stranieri che non sono punteggiati, punteggi che possono solo migliorare e mai peggiorare, ecc.
E' d'altra parte impensabile di poter determinare un punteggio veritiero della bravura di un atleta e tenerlo aggiornato nel tempo se la FIV non dispone di un sistema informatico che registri la partecipazione e i risultati di ogni atleta in tutte le regate, esattamente come avviene in altri sport come ad esempio nello sci, ove in ogni gara è registrata la partecipazione di ogni atleta (dai baby ai master) e dove per ogni gara viene determinato il punteggio conseguito dall'atleta in quella specifica gara (in funzione del tipo di gara, della bravura dei primi classificati e del piazzamento dell'atleta). Nello sci, nel golf, nel tennis e ritengo in molti altri sport, i punteggi federali rispecchiano realmente la differenza tra il campione e l'atleta amatoriale al punto da poterli far gareggiare assieme: nella vela mi pare siamo ancora molto lontani, ma soprattutto privi dei necessari strumenti.
Anche in questo caso credo che piuttosto che avere un sistema lacunoso, che diventa inevitabilmente iniquo, sia meglio liberalizzare e che vinca il migliore!.
Conclusioni. Regole chiare, il più possibile semplici e, soprattutto, regole controllabili, ricordandosi che se una regola viene sempre disattesa o non è oggettivamente controllabile, non è una buona regola. Controlli sistematici e punizioni severe per chi non rispetta le regole del gioco (è un gioco, il gioco di noi armatori, mediamente cinquantenni, che non deve essere rovinato da trucchi o furbizie).
Se non si riesce a fare ciò, credo che per molti armatori l'unica alternativa sia un bel monotipo!
Udine, 06-06-2010. Massimo De Campo, armatore di SELENE
LEONE NON CI STA: " NOI FACCIAMO DEL NOSTRO MEGLIO!"
Caro Direttore, il numero 5/010 del Giornale della Vela pubblica due articoli, entrambi a firma di Andrea Falcon, che chiamano in causa l'UVAI. Il primo - alle pagine 42 e 43, nella rubrica "ingaggi" - è un'intervista all'Arch. Spadolini, Presidente dello Yacht Club Livorno; il secondo - a pagina 44, nella rubrica "prima della boa" - è titolato "Le regate di Vela d'Altura sono sempre seguite dalle polemiche".
Cercando di essere, quanto più possibile, conciso, le esporrò le mie osservazioni sui due citati "pezzi".
1. L'intervista all'Arch. Spadolini
In apertura della sua intervista il Presidente Spadolini illustra i lati positivi della programmata organizzazione, quali la prevista atmosfera legata alla massima organizzazione velica Italiana, gli sforzi intesi a creare, per i partecipanti, la migliore accoglienza che la Città è in grado di offrire, le indicazioni sulle aree marine scelte per posizionare i campi di regata ed, infine, le previsioni meteo marine per il periodo del Campionato, altrettanto positive.
Gli illustrati lati positivi sono corroborati dall'esposizione dei "Tanti buoni motivi per andare a Livorno" riportati nel fondo delle due citate pagine. Io che conosco ed apprezzo Livorno mi trovo pienamente d'accordo con il Presidente Spadolini e mi dico convinto che gli Armatori che decideranno di andare a Livorno per disputare gli "Assoluti di Vela d'Altura 2010", faranno un'ottima scelta.
Nel prosieguo dell'intervista il Presidente Spadolini, esponendo rispettabilissime opinioni personali, esprime alcune critiche, che concernono aspetti particolari, che non inficiano la validità della formula dei Campionati Italiani di Vela d'Altura, che risponde ai desiderata degli Armatori così come espresse nel corso delle 16 edizioni che hanno preceduto quella "assegnata" a Livorno.
Chi scrive ha discusso con il Presidente Spadolini, nel corso di un proficuo colloquio telefonico, i punti della sua intervista che si riferiscono all'essenza del formato dei Campionati Italiani, chiarendosi i reciproci punti di vista; talchè non sono residuate divergenze d'intendimenti circa l'imminente importantissima manifestazione della Vela d'Altura. Accomuna, l'Associazione di Classe UVAI ed il C. C.V. T., l'aspettativa che gli Armatori che si sono selezionati per partecipare al Campionato Italiano 2010, e coloro che, comunque, avranno maturato ed ottenuto un titolo per concorrervi, trovino nella "marinara" città di Livorno la sede ideale per onorare la massima manifestazione velica nazionale 2010.
Resta da dire, circa il ragguaglio numerico dei partecipanti al Campionato Invernale organizzato dal C. C.V. T., come fatto dal Presidente Spadolini, che nel Lazio, regione che confina con la Toscana, i due Campionati Invernali organizzati, rispettivamente, dai Circoli di Riva di Traiano e di Fiumicino, hanno ospitato, sempre rispettivamente, 76 e 149 imbarcazioni in possesso di regolare certificato di stazza (ORC e/o IRC).
Infine ritengo di poter fare un breve cenno sull'argomento "regate lunghe". Confermo al Presidente Spadolini che le richieste di coloro che amano dette regate, tra i quali si annovera anche chi scrive, sono state accolte da FIV ed UVAI; tant'è che, a partire dal corrente anno 2010, al termine delle prove d'altura che sono elencate nella citata Normativa Federale (vedi siti FIV e/o UVAI), sarà assegnato, per la prima volta, anche il titolo di Campione Italiano Offshore.
2. La Rubrica "Prima della boa"
Nella rubrica "prima della boa" il mio vecchio amico Andrea Falcon, generalizzando alquanto, dipinge un quadro che, riferito alle regate d'altura, è quantomeno sconsolante. Le critiche che Andrea esprime necessiterebbero, a mio modo di vedere, di sufficienti precisazioni e riferimenti. Mettendo insieme le manifestazioni di Alassio, Porto S. Stefano e Santa Margherita Ligure, affiancando alle stesse non precisate critiche, tutto fa, a mio modo di vedere, meno che l'interesse di chi regata; per non dire di chi organizza. L'unico riferimento intellegibile (per me) è quello delle, presunte, "classifiche modificate con l'inserimento di raggruppamenti non previsti dal bando di regata" che riguardano, mi sembra di capire, Pasquavela. L'affermazione dell'articolista è del tutto erronea. La classifica alla quale quest'ultimo si riferisce è la classifica ORC che, unica per tutte le classi, prevedeva un unico vincitore "over all". La classifica, che chiunque può consultare sul sito dello Yacht Club Santo Stefano, riporta, infatti, un unico vincitore. Prima della premiazione alcuni Armatori, che regatavano in classe 1, fecero richiesta al Circolo di voler premiare, estrapolando i dati dall'unica classifica, anche le barche di classe 1. Cosa che il Circolo fece; ovviamente con il consenso del vincitore over all, che era una barca di classe 3. Non quindi la creazione di un raggruppamento non previsto dal Bando ma solo un premio "aggiunto" dal Circolo a sua discrezione, accogliendo la richiesta di alcuni Armatori.
Il rilievo degli asseriti "controlli di stazza inesistenti" non rispecchia, neppure minimamente, la realtà. Io, al posto dell'articolista, invece di ascoltare le "voci di banchina", mi rivolgerei agli Organi ufficiali che potrebbero fornirgli i dati effettivi che dimostrano l'esatto contrario di quanto afferma.
La lettera dell'Armatore Riccardo Bergamasco, citata dall'articolista, non è nota all'UVAI ed a chi scrive. Se Andrea vorrà trasmettermi copia della lettera che cita, potrò rispondergli compiutamente anche sugli argomenti che, in merito, espone.
Infine, in relazione alla lettera che l'Armatore Marco Paolucci ha indirizzato al Presidente della FIV e dello YCI, Carlo Croce (e per conoscenza anche all'UVAI) rilevo che l'articolista non conosce gli antefatti ed i successivi sviluppi che la riguardano. Prima che Paolucci scrivesse al Presidente Croce, l'UVAI, che aveva notato che nel Bando della Giraglia non era prevista la classifica ORC delle barche più grandi, prese l'iniziativa di sottoporre la questione al Presidente Croce che acconsentì di ricevere, a Genova, il sottoscritto, il Presidente dell'ORC ed il Consigliere FIV Fabrizio Gagliardi. Il Presidente Croce accolse, con favore, la richiesta degli "astanti" e diede disposizione di inserire nel Bando della Giraglia un "addendum" che prevedesse la richiesta classifica ORC. Marco Paolucci, purtroppo, non aveva... Trovato, nel sito dello YCI, l'addendum.
Quanto alla notazione finale di Andrea Falcon, che trovo, nella sua essenza, di pessimo gusto, dimostrando un'ingiustificabile mancanza di rispetto per chi presta la propria opera alle dipendenze dell'UVAI, debbo chiarire che l'UVAI non emette i certificati di stazza - che sono emessi dai rispettivi "Rating Office" - ma li consegna agli Armatori per conto della FIV. Per completezza d'informazione è d'uopo evidenziare che l'UVAI produce l'ingentissimo lavoro che è alla base dell'elaborazione dei certificati, impiegando cospicue energie lavorative e sostenendo, a fronte dei corrispettivi che incassa (o che ... dovrebbe incassare) i relativi, ragguardevoli, costi, ivi comprese le "generose" royalties, che sono dovute agli Enti titolari dei sistemi di stazza.
Approfitto dell'occasione per porgere i miei migliori saluti. Li 7 Giugno 2010, Guido Leone - Presidente
Se volete sapere cosa ha originato la polemica
>> La ricetta "Spadolini" per avere più barche in regata
>> Le regate di vela d'Altura sono sempre seguite dalle polemiche