maggio

Matt, l'ex-galeotto che circumnaviga le Americhe. VIDEO

[pubb.: 2012-04-24 10:04:33]
Matt, l'ex-galeotto che circumnaviga le Americhe. VIDEO

Matt Rutherford ha completato la sua circumnavigazione in solitaria non-stop delle Americhe (in senso antiorario) a bordo di "Saint Brendan", un Albin Vega 27 piedi vecchio di 36 anni. Il racconto del suo viaggio tra i ghiacci del Passaggio a Nordovest e il doppiaggio di Capo Horn: oltre 27 mila miglia in 309 giorni, con tanto di onde che frantumano la copertura della tuga e muffe assassine che infestano irrimediabilmente la barca e l'equipaggiamento di bordo, tra cui un fucile a pompa anti-orsi polari.

Video: Matt Rutherford arriva ad Annapolis


Video: Matt Rutherford in navigazione sul suo 27 piedi


Quando a terra proprio non ci sai stare, sei disposto a fare qualsiasi cosa pur di mollare gli ormeggi. Anche a cimentarti in una circumnavigazione in solitaria non-stop delle Americhe (in senso antiorario) su un 27 piedi vecchio di 36 anni. Ce l'ha fatta, Matt Rutherford, il ragazzo che, verso la fine del giugno scorso, era partito da Annapolis, la sua città natale, per tentare la folle impresa: è arrivato il 18 aprile, dopo 27.077 miglia di navigazione (4.000 in più rispetto a quelle previste) e 309 giorni a bordo del suo Albin Vega 27, "Saint Brendan". Il nome della barca è un chiaro omaggio a San Brendano, il santo esploratore la cui leggenda è raccontata nella "Navigatio sancti Brendani" scritta da un autore anonimo irlandese del X secolo, dove sono riportati i suoi meravigliosi viaggi apostolici, nella tradizione delle leggende di viaggi irlandesi: sotto questo profilo, calzano a pennello i capelli rossi e il volto lentigginoso di Matt.

DA GALEOTTO A EROE DEI MARI
Matt è un marinaio esperto, è stato dappertutto: ha alle spalle numerose traversate atlantiche e ha perfino risalito il fiume Gambia in barca. Sulla terraferma non si è mai trovato granché bene, anzi: ha passato buona parte della sua adolescenza in istituti correzionali, finché non ha trovato nel mare la sua personale libertà. L'indole di sognatore l'ha portato a lanciarsi in questa sfida per raccogliere fondi a favore dell'associazione "Chesapeake Regional Accessible Boating" (CRAB), che si occupa di aprire le porte del mare e della navigazione ai disabili.


UNA SFIDA DIFFICILE
"Saint Brendan" è partita da Annapolis, la capitale del Maryland, in direzione nord. Rutherford è stato il primo uomo ad affrontare in solitaria e a bordo di una barca di ridotte dimensioni il celebre Passaggio a Nordovest. Non a caso si è portato a bordo un fucile a pompa: qualora fosse rimasto incagliato nei ghiacci, avrebbe avuto un'arma per difendersi dagli attacchi degli orsi polari. Per fortuna non ce ne è stato bisogno. La fase successiva del viaggio l'ha portato a navigare nel Pacifico al largo della costa ovest degli Stati Uniti e del Sudamerica, fino al doppiaggio di Capo Horn avvenuto lo scorso 10 gennaio. Poi la risalita in Atlantico e l'arrivo al Chesapeake Bay Bridge Tunnel, punto da cui era ufficialmente partita la sua sfida, alle 10.48 del 18 aprile scorso.


MUFFA ASSASSINA

Il grande Matt Rutherford è arrivato sfinito e con un solo paio di pantaloni rimasti, perché nei mesi scorsi il "Saint Brendan" è stato invaso da una muffa nera che lo ha costretto a liberarsi dei vestiti e dei suoi amati libri. Anche il fucile a pompa è diventato un ammasso di ruggine. I quattro pannelli solari con cui erano alimentati gli strumenti si sono rotti, uno ad uno, sorte condivisa con il radar. Ha fatto una brutta fine anche la copertura della tuga, distrutta da una mega-onda nel mare di Bering. Un po' come le vecchie Lambretta, che perdevano pezzi giorno dopo giorno, l'Albin Vega 27 ha lasciato al mare alcune sue parti, dimostrandosi però una barca tenace e, tutto sommato, sicura. Come direbbero gli americani, mission accomplished, missione compiuta, anche se l'obiettivo che Matt si era posto, e cioè raccogliere 250 mila dollari per il CRAB, non è stato raggiunto. L'avventura si è chiusa con 79.393 bigliettoni nel salvadanaio.

E. R.




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