Per la prossima Coppa America costi al massimo di cinque milioni di dollari (circa quattro milioni di euro), dove quello che vince è l'equipaggio più bravo e non quello che ha la barca più veloce. E poi, se serve per attirare pubblico e soprattutto i giovani, ben vengano i multiscafi ben più spettacolari dei monoscafi. E ancora, perché non copiare il calcio e realizzare un campionato annuale transnazionale stile Champions League e poi ogni quattro anni la Coppa America come se fosse il Campionato del Mondo?
Sono parole di Larry Ellison, il 65enne statunitense che ha appena vinto la 33esima Coppa America e che, ma questo non lo dice ancora esplicitamente, si prepara a rimetterla in palio a San Francisco, sede dello yacht club (Golden Gate) a cui è iscritto il suo BMW Oracle, il mostruoso trimarano che ha sbaragliato nelle acque di Valencia il "lentissimo" catamarano Alinghi.
Le opinioni di Ellison hanno fatto rumore nel mondo della vela mondiale e anche in quella italiana. E l'Italia conta parecchio nelle decisioni sulla prossima Coppa America, visto che Mascalzone Latino di Vincenzo Onorato è il "Challenge of Record", ovvero il capo delle barche sfidanti, con cui si dovrà accordare il Defender (difensore) Ellison per tracciare le regole da seguire per partecipare alla più antica, famosa, affascinate regata della vela.
Se tutto quello che Ellison dice è vero (e non abbiamo motivo per dubitarlo, visto che lo ha detto pubblicamente in un'intervista) allora una delle ipotesi che trovate nel numero del Giornale della vela in edicola prende piede. Il nostro Claudio Mazzanti ha ipotizzato tra le varie possibili nuove barche per la Coppa America un multiscafo (tri o cat) di 14 metri. Guarda le nostre ipotesi
Le idee di Ellison sul format della nuova Coppa America sono rivoluzionarie. Il ricchissimo statunitense (sesto uomo più ricco del mondo nell'ultima classifica dei Paperoni) dimostra di amare la vela come sport, fregandosene di farne un business personale (come pensava di fare invece il suo nemico Bertarelli), di voler spezzare la spirale di costi che rischiava di mettere fuori gioco praticamente chiunque ambisse a partecipare alla Coppa America. La sua intenzione, e lo spiega bene nell'intervista, è quella di invertire la situazione che ha portato nelle ultime edizioni a spendere oceani di denaro per la progettazione, la costruzione e le vele delle barche.
"Voglio - dice Ellison - che possa vincere il team migliore e non quello che ha potuto investire più denaro realizzando la barca più veloce". Cita, come esempio, il caso di Australia che vinse la Coppa nel 1983 con la geniale idea del bulbo con le alette disegnate da Ben Lexcen. Era una grande idea che non costava nulla di più di quanto avevano speso gli altri. Era semplicemente un colpo di genio. E il genio non ha nulla a che fare col denaro. Il patron di Oracle spiega che a lui i monotipi piacciono molto, perché permettono a tutti i partecipanti di correre ad armi pari. Ma dice anche che sarebbe una rottura troppo traumatica con il passato adottare la rigida monotipia. Ma per risolvere il problema dei costi della progettazione, le barche dovranno essere più piccole e con un regolamento molto restrittivo, che non permetta troppe variazioni tra una barca e l'altra.
Ossessivamente Ellison poi si dilunga a spiegare come lo sviluppo della vela come sport popolare passi per i giovani. E per essere attratti i giovani vogliono spettacolo, quello che possono dare i multiscafi ma anche un uso diverso della grafica al computer durante le trasmissioni televisive.
Riguardo al format della Coppa America, come abbiamo detto prima, sogna un campionato annuale e cita l'attuale Vuitton Trophy che di fatto è già un campionato di match race tra potenziali team di Coppa America con un super mondiale ogni quattro anni, la vera Coppa America.
Le intenzioni di Ellison sono buone, anzi buonissime. E in buona parte sono anche le idee espresse spesso dal nostro Vincenzo Onorato. Anche lui allo sviluppo dello sport della vela, ai giovani, al contenimento dei costi ci tiene molto.