giugno

Jessica la solitaria ci riprova. Ora fa la Sydney-Hobart

[pubb.: 2011-09-23 11:57:44]
Jessica la solitaria ci riprova. Ora fa la Sydney-Hobart

Jessica l'aveva fatto a sedici anni. E le era piaciuto talmente tanto che ha deciso di rifarlo. Dopo essere diventata la più giovane velista ad aver compiuto il giro del mondo in solitaria a soli 16 anni, tutti pensavano che si fosse stufata. Invece eccola qui, ad annunciare la sua partecipazione alla prossima Rolex Sydney-Hobart Yacht Race, 628 miglia di pura adrenalina, con una nuova barca e un nuovo equipaggio (il più giovane in 66 anni di storia della competizione). Noi vi raccontiamo chi è Jessica Watson e dove vuole arrivare. GUARDA I LINK A FONDO PAGINA PER SCOPRIRE TUTTI I SEGRETI DI JESSICA E DELLE SUE IMPRESE.

Aggiornamento: Jessica Watson ha completato la Sydney - Hobart in 37esima posizione con il tempo di 4 giorni, 2 ore, 12 minuti e 58 secondi.

Jessica ha presentato la sua barca, la Ella Bache another Challenge
ed ora il suo ormai inconfondibile marchio rosa tornerà a solcare gli oceani. Davanti ad un plotone di media a Queensland, Jessica ha annunciato infatti la sua partecipazione alla Rolex Sydney-Hobart Yacht Race. Ma questa volta non sarà una traversata oceanica in solitaria, come la precedente impresa che l'aveva portata agli onori della cronaca come prima minorenne a compiere un giro del mondo senza sosta e senza assistenza. La Sydney-Hobart non è una regata qualunque, ma un vero e proprio calvario di 628 miglia da Sydney a Hobart attraverso lo Stretto di Bass, fra i tratti di mare più impervi che esistano. A questa regata Jessica, che ora ha 19 anni, parteciperà con un gruppo di dieci ragazzi tutti sotto i 22 anni. Diventando così il team più giovane ad aver mai preso parte alla Sydney-Hobart.

"Abbiamo una grande squadra, con elementi molto validi. Siamo tutti molto eccitati in vista della partenza, e per essere pronti stiamo per affrontare un duro allenamento di 12 settimane", ha detto Jessica. "Partecipare alla Rolex Sydney-Hobart è il sogno di ogni giovane velista, e sono sicura che sarà un'esperienza incredibile. Sono anche fiduciosa di saper gestire al meglio la squadra quando saremo là fuori. Siamo comunque molto tranquili e consci di dover stare con i piedi per terra. Per questo affronteremo un duro allenamento perché sappiamo che è la corsa più dura del mondo, e vogliamo fare la migliore preparazione possibile. "


La nuova barca
Ella Bache another Challenge
Lo S&S (Sparkman and Stephens) 34 viene disegnato da Olin Stephens nel 1967 come barca da regata pensata per la classe IOR; l'anno seguente parte la  produzione di serie divisa tra Inghilterra e Australia che comporrà una flotta che oggi supera le 200 unità. Lo scafo dimostra subito le sue attitudini per l'altura vincendo tutte le Sydney-Hobart tra il 1969 e il 1974. Dalle regate, per le sue doti di marinità e semplicità di conduzione, diventa un must per le grandi imprese dei navigatori solitari australiani. Jon Sanders, primo nella storia, ci circumnaviga tra il 1981 e 1982 due volte il globo. David Dicks nel 1996 e Jesse Martin nel 1999 la usano per diventare prima l'uno e poi l'altro i più giovani ad aver effettuato un periplo senza sosta.

Caratteristiche tecniche:

lunghezza Overall: 10.23m
lunghezza di galleggiamento: 7.37m
baglio: 3.08m
pescaggio: 1.83m











Chi è Jessica Watson?

Lo scorso 15 maggio, a 3 giorni dal compimento dei 17 anni, su un S&S 34' Ella's Pink Lady del 1986, la circumnavigazione del globo senza sosta e assistenza. Nessun minorenne c'era riuscito prima di lei. Giusto, sbagliato, pericoloso, folle, eroico? Prima di giudicare ripartiamo dai fatti. Jessica e il fratello Roger sono i figli di Robert, maestro elementare, e Julie, infermiera. Abitano nel Queensland, in riva all'Oceano, e passano molti mesi all'anno in barca. Da sempre Jessica si dà da fare in mare come sui moli: "Andavo sempre ad assistere le barche all'ormeggio, ma la mia offerta di assistenza veniva ignorata e la cima veniva passata al primo uomo vicino a me. Io sapevo di essere in grado di gestire lhe cime come chiunque altro. Odiavo essere giudicata per il mio aspetto da 'bambina' e volevo dimostrare cosa può fare una ragazza della mia età!". Quando legge il libro Lionheart del connazionale Jesse Martin, che aveva compiuto il periplo nel 1999 a 18 anni, capisce qual è il modo per dimostrare la sua bravura.

Il sogno diventa realtà
Il sogno prende lentamente corpo grazie al supporto dei genitori, degli sponsor e all'aiuto di una moltitudine di persone che si impegnano nel refitting della barca e nell'organizzare l'impresa. Nonostante le oltre 10.000 miglia di esperienza alle spalle, Jessica non sembra partire con il piede giusto: il 9 settembre 2009, durante il trasferimento in solitario da Brisbane a Sydney, porto dipartenza dell'impresa, disalbera a causa della collisione notturna con la nave cargo Silver Yang. Solo il 17 ottobre, dopo aver sostituito l'armo, la piccola barca rosa prende il largo verso est con l'ambizione di ritornare al punto di partenza da ovest dopo otto mesi di navigazione e con i tre capi (Horn, Speranza e Leeuwin) lasciati al traverso. Jessica, poco più che una scolaretta, viene consegnata al più saggio e severo dei maestri: l'Oceano. La libertà della navigazione dopo i convulsi preparativi pre-partenza e i tour de force mediatici restituiscono serenità alla piccola australiana: "Nessuna scadenza, nessun motivo per affrettarsi, posso mangiare quello che voglio, quando voglio e nessuno mi può mandare a letto!". Il tempo scorre veloce e non bastano due mesi di solitudine per scalfire la serenità di Jessica che sembra nata per stare in mare. Sola, a dire il vero, non lo è mai, sia per il costante contatto in voce con i genitori e lo shore team del routing meteo, sia per il blog che aggiorna da bordo e che in Australia diventa un vero fenomeno sociale con migliaia di accessi al giorno: "Non scrivo solo per soddisfare la curiosità di chi mi segue, ma anche perché adoro raccontare!". Il 23 novembre, dopo essere passata qualche giorno prima nell'emisfero settentrionale, ritorna in quello meridionale.

Capo Horn e la roccia più bella del mondo
Questo per rispettare le regole del WSSRC (World Sailing Speed Record Council, l'ente che omologa le imprese) che prevedono che il percorso di un giro del mondo, per essere valido ai fini dell'omologazione di un record, debba attraversare tutti i meridiani e, appunto, tagliare l'Equatore almeno due volte. Questo, come vedremo, non basterà a Jessica per ottenere il riconoscimento del primato. Arriva velocemente il Natale e, dopo oltre due mesi di navigazione, Ella's Pink Lady si trova precisamente in mezzo al nulla, nella zona del Pacifico più lontana da ogni continente, chiamata Nemo Point. Ci vorrà un altro mese per uscire dal Pacifico. è il 13 gennaio 2010 quando all'orizzonte appare Capo Horn. "Quando ho visto quella roccia lontana mi è sembrata la cosa più bella del mondo. E' incredibile come la deprivazione possa rendere una cosa un milione di volte più emozionante! Credo che la prima lunga doccia calda che farò al mio ritorno mi darà la stessa emozione!". Passare l'Horn non vuol dire solo girare un Capo, ma scendere agli inferi dei mari del sud attraverso i 40 ruggenti e poi i 50 urlanti (nome delle zone di Oceano sopra ai 40 e 50 gradi di latitudine).

Quando l'oceano mette paura
Arrivano le prime vere burrasche e la "bambina" sa bene come affrontarle: "Il mio piano d'azione è molto semplice; rimanere calma e fiduciosa. Qualora non fossi in grado di affrontare la tempesta, mentirei a me stessa e pretenderei di esserlo!". Menzogne o meno, riesce a superare facilmente le prime perturbazioni anche grazie alla solida Ella's Pink Lady. Ma il peggio deve ancora venire. Il 23 gennaio, in pieno oceano Atlantico, il vento sale oltre i 65 nodi e il mare diventa rabbioso. Jessica non può fare altro che ammainare tutto, salvo la tormentina, inserire l'autopilota, in modo da tenere i marosi al giardinetto, e chiudersi sottocoperta. Il piccolo dieci metri viene investito da treni di onde grossi come palazzi a cui resiste grazie al lavoro del pilota, ma all'improvviso, una, due, tre e quattro onde anomale lo sorprendono al traverso e coricano la barca su un lato rigirandola completamente in un'occasione. L'esperienza lascia diverse cicatrici sulle sovrastrutture della barca, ma nessuna su Jessica che affronta ogni tipo di condizione meteo con naturalezza e con un pizzico di sana incoscienza. Il 24 aprile, ad esempio, durante un altro KO della barca lungo le coste australiane, trova il tempo per scattare una foto dell'interno dello scafo sotto-sopra.

Il finale della storia
Il finale è noto: Jessica viene accolta al suo arrivo a Sydney il 15 maggio da una flotta infinita di barche che la scortano all'Opera House, dove viene celebrata da migliaia di persone come un vero eroe nazionale.

L'unico neo è il record che non viene ratificato dal WSSRC per due motivi: primo, non sono riconosciuti quelli dei minorenni; secondo, il percorso di Jessica non ha superato la distanza minima per questo tipo di primato che è di 21.600 miglia (Jessica ne ha percorse "solo" 19.631) su un'ortodromia. Jesse Martin mantiene il primato del 1999 con un'età di 18 anni e 66 giorni. Record o meno, rimane un'impresa incredibile e il brusio delle sterili discussioni sul primato saranno coperte dal silenzio delle bonacce e dal frastuono rabbioso delle tempeste della prossima impresa.

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