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Il sogno diventa realtà: un 18 metri con 150.000 euro

[pubb.: 2010-06-28 15:39:23]
Il sogno diventa realtà: un 18 metri con 150.000 euro

Talvolta i sogni posseggono una strana caratteristica. Quella di diventare realtà. Nel 2004 un'idea si fa strada nella mens velica di Andrea Farina, esperto istruttore e fondatore della scuola vela Estgarda: ha saputo che Moana 60, lo scafo nato dalla penna di Franco e Vittorio Malingri, progettato per la Vendée Globe del 1992, è in vendita.

La rinascita di Moana 60: un gruppo di amici acquista e restaura il 60 piedi progettato per la Vendée Globe del 1992, poi nel tempo abbandonato. Ora è tornato a navigare


Un appassionato di vela e di mare come lui non può lasciarsi scappare un'occasione simile. Andrea naviga da anni sui Mini 6.50, peraltro raccogliendo ottimi risultati, la voglia di traversate ce l'ha nel sangue: è l'uomo giusto per raccogliere la pesante eredità che porta con sé il Moana. Ed ecco il colpo di genio: perché non coinvolgere nell'acquisto i ragazzi della sua scuola vela, a cui Andrea è riuscito a trasmettere il suo sapere, ma soprattutto la voglia e la passione? Quella che in un primo momento pareva una proposta folle, viene accolta con entusiasmo insperato. Venti soci aderiscono all'iniziativa e ci mette lo zampino anche qualche sponsor (AC&E Advanced consulting & Engineering su tutti, tiene a sottolinare Farina). Quando vanno a ritirare la barca, però, capiscono che sono solo a metà - anzi ad un quarto - dell'opera. Il precedente proprietario, non rendendosi conto di quale mostro marino fosse in possesso, l'ha trasformata in un semi peschereccio. La fedele alleata prima di Malingri, poi di Simone Bianchetti, ora viene usata per pescarli, i bianchetti. Quindi soffre di modifiche strutturali condizionanti. Dopo la Vendeé Globe lo stesso Malingri aveva optato per allungare la chiglia (4,65 m) per garantire una maggiore stabilità. Il predecessore di Andrea e soci ha ripristinato la lunghezza originale del bulbo (3,20 m), assolutamente insufficiente per una "tranquilla navigazione oceanica". Con venti nodi d'aria, racconta Farina, la barca è ingestibile. I nostri eroi si muniscono di penna e taccuino e portano a termine una prima analisi della barca: tanti i lavori da fare, tanti i soldi da spendere.

A meno che... A meno che non si decida di evitare la manodopera qualificata e rimettere a posto l'imbarcazione seguendo le regole del fai-da-te. Gli amanti del mare, si sa, sono un po' masochisti. Più c'è da farsi il mazzo, più godono. E quando la barca arriva in cantiere, a fine 2004, trova ad aspettarla un nutrito drappello di persone, che di refitting e restyling nautico poco s'intendono, ma che hanno buona volontà da vendere. Come per magia, il vecchio bulbo viene segato e sostituito con l'agognata chiglia di oltre 4 metri e mezzo, i timoni subiscono fondamentali modifiche, si assiste ad un rinnovamento totale dell'impiantistica di bordo e lo scafo si tinge di una nuova livrea, azzurra come i mari che è in procinto di solcare (Moana, in alcuni dialetti della Polinesia, è un termine che indica il colore del mare al largo, oltre al punto in cui un navigatore può decidere di ritornare a terra).

A partecipare a questo grande "sbattimento" collettivo non sono solo i soci: si uniscono presto amici e profani che sgobbano duro in cambio di qualche giornata di navigazione a bordo di Moana. Andrea pubblica inoltre annunci in internet e sulle più importanti riviste di nautica (tra cui, ovviamente, Il Giornale della Vela), promettendo miglia a chi ha voglia di venire a dare una mano. Avvocati, architetti, gestori di locali notturni, milanesi, varesini, padovani e trevigiani sacrificano molti weekend per recarsi a Ravenna (dove la barca è in secco) ad usare il flessibile e sporcarsi di vetroresina. Non è facile quantificare il numero di persone che hanno ruotato intorno alle operazioni di ristrutturazione, ma sicuramente si aggira intorno ad alcune decine. Nell'estate del 2006, dopo oltre un anno e mezzo di sforzi e 150.000 euro di spese, tra acquisto e restauri, il varo. Splendida. Ritornata al suo antico fulgore, Moana 60 è qualcosa di più che una bella barca da regata. E' la realizzazione di un sogno, è tangibile, è lì, a disposizione. La dimostrazione vivente di come l'entusiasmo possa sopperire alla mancanza di competenza in fatto di ristrutturazione barche. Nel 2006 Andrea e i ragazzi di Moana 60 partecipano a regate come la Rolex Middle Sea Race e la ARC. Ai Caraibi, prendono parte (peraltro con un'eccellente prestazione) al Grenada Sailing Festival, reclutando un equipaggio di italiani residenti a Grenada e di volenterosi locali. Lo spirito agonistico viene soddisfatto, ma è soprattutto la consapevolezza di star raccogliendo i frutti del proprio lavoro e la possibilità di visitare luoghi esotici che gasa a mille i ragazzi. Nel 2008 l'imbarcazione torna in Europa, percorrendo la classica rotta Caraibi-Azzorre.

E adesso? Adesso si fa sul serio. Nel frattempo, qualcosa è cambiato: il team originale ha perso un po' di smalto. Chi ha famiglia e figli non può dedicarsi anima e corpo al progetto e, per evitare che il calo d'entusiasmo porti ad un nulla di fatto, Andrea chiede all'Associazione Mediterraneo Sail (il nome che si sono dati Andrea e soci possessori di Moana) che gli venga data la barca in gestione. Dopo una votazione la proposta viene approvata. Nel 2009 lo scafo è tirato nuovamente a secco, per ulteriori modifiche e per il rinnovo dell'antivegetativo. Anche qui, stesso modus operandi. Volontari desiderosi di farsi una vacanzina estiva. A marzo 2010 Moana è nuovamente in acqua. Primo ed unico obiettivo: il giro del mondo, partecipando alla World ARC.

Andrea decide di avviare una partnership con CESVI, una onlus che si occupa di porre le basi per l'istruzione dei minori in zone depresse, operativa tra l'altro ad Haiti. Quando le tappe della ARC toccheranno le coste dei paesi in cui sono presenti i centri operativi della CESVI, i ragazzi di Moana porteranno materiale didattico proveniente dagli istituti italiani e dirigeranno le operazioni di "gemelllaggio scolastico" tra Italia e questi paesi. Un progetto ambizioso a lungo termine, destinato a concludersi nel 2013 e in programma a partire dall'ottobre 2010, subito dopo la Barcolana.

Chiunque può imbarcarsi (pagando una cifra modesta: 50 euro al giorno), a seconda delle sue esigenze: per i "drogati" di vela le regate in giro per il mondo rappresenteranno manna piovuta dal cielo, per i crocieristi sarà possibile visitare dei veri e propri angoli di paradiso (Haiti, Bora-Bora...). Le tappe sono già stabilite e basta visitare il sito www.moana60.it per farsi un'idea del progetto. Scrive Andrea: "Moana 60 ha un cuore... Una storia di vita vissuta, un'anima al suo interno che viene trasmessa a chi naviga con lei. Moana parla con il suo equipaggio e racconta di onde alte dieci metri, di planate da urlo e velocità assurde fino a sfiorare i 30 nodi. La sua corazza però avvolge, protegge e non fa temere nessun mare perché lei stessa insegna a rispettarlo. Insegna l'umiltà perché le insidie sono sempre dietro l'angolo. Insegna a non avere paura di avere paura perché è l'atteggiamento giusto per non fare cavolate. Insegna l'amore perché navigare in mezzo all'oceano significa anche amore per il mare, per l'avventura e per la propria barca".

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