15 agosto. Ce l'hanno fatta quelli del 15 metri Best Explorer, sono i primi italiani a raggiungere in barca a vela Gjøa Haven, nel cuore dei ghiacci artici, attraverso il passaggio a nord Ovest. Solo pocbi giorni prima erano rimasti intrappolati dal ghiaccio nella Baia di Baffin. Ecco il resoconto dell'arrivo a Gjøa Haven e dell'accoglienza del popolo Inuit, postata da Nanni Acquarone e dal suo equipaggio:
"Ce l'abbiamo fatta! Uno dei nostri principali obiettivi è stato raggiunto. Siamo la prima barca Italiana e i primi Italiani in barca a vela ad arrivare qui attraverso il Passaggio a Nord Ovest. Siamo fieri del nostro successo, specialmente perché quest'anno la situazione del ghiaccio è realmente difficile. Il ghiaccio che scende dalla calotta artica da nord ovest sta bloccando i canali fra le isole con una coltre pesante, a differenza dagli ultimi anni, malgrado il riscaldamento che ci confermano qui essere visibile anno dopo anno. Potremmo effettivamente cominciare il racconto con i momenti più emozionanti della navigazione, a volte molto difficile, che ci ha portato fino qui e della nostra decisione di forzare il passaggio finale verso Gjøa Haven attraverso una zona di ghiaccio compatto per raggiungere l'acqua libera più avanti.
Ma la prima cosa che ancora una volta vogliamo trasmettere a tutti coloro che fin qui ci hanno seguito e hanno trepidato con noi è la rinnovata sorpresa ricevuta dal meraviglioso popolo Inuit che incontriamo lungo il Passaggio. Appena arrivati, dopo un breve riposo, siamo scesi a terra per presentarci alle autorità (pura cortesia) e per informarci su gasolio, acqua, docce e tutte quelle cosette di cui sentiamo la mancanza dopo una lunga permanenza in mare. I primissimi che abbiamo incontrato sulla spiaggia, mentre avevamo ancora gli stivali in acqua, si sono avvicinati su un quad (qui di uso piuttosto comune) e ci hanno accolto con un caldo e spontaneo "benvenuti a Gjøa Haven!". Nessuna persona tra quelle che abbiamo incrociato nel corso di questo primo sopralluogo ha mancato di accoglierci nello stesso modo! Sembra che tutti qui sapessero già del nostro arrivo e volessero farci sentire benvenuti. Bene! Ci sono riusciti al di là di ogni aspettativa!
Siamo dunque arrivati alla fine della quinta tappa, un lungo percorso di oltre 1200 miglia in un labirinto di ghiacci, Salvatore e io avendo superato le 5.000 miglia da Tromso. Quasi dodici giorni senza vedere barche ne' segni di vita e senza sbarcare a terra, per via degli orsi a Dundas Bay e per mancanza di tempo a Kennedy Bay e a Port Leopold. Le uniche presenze nel Lancaster sono stati i beluga, le foche, uno skua pomarino e qualche fulmaro, con dei gabbianoni bianchi che non avevo mai visto in Atlantico. Da James Ross a qui neanche uccelli.
Questo quasi deserto impressiona e sconcerta. Quasi sempre pioggia e coperto, solo qualche ora di sole, ma quando la luce accende la superficie scintillante del ghiaccio intorno a noi lo spettacolo è fantastico. Non è facile spiegarne la terribile bellezza e imprevedibilità.
Le carte hanno una validità di poche ore poi non puoi più fidarti che dei tuoi occhi, perchè il ghiaccio si e' spostato, ha assunto configurazioni impreviste e una barriera improvvisa ti si para davanti senza nessun segno di passaggio. Ci resti piantato dentro senza preavviso e senza rendertene conto, malgrado tutta l'attenzione. L'uso della coffa, che la prima volta nella Baia di Baffin era inutile per via della nebbia, e' stato determinante per riuscire a passare quest'ultimo blocco. Per darvi l'idea numerica delle difficolta' incontrate, durante la nostra odissea in Baffin il ghiaccio era valutato 6/10, qui in Ross era 7/10. Quasi una prigione di grandi blocchi "impaccati" intorno a noi. C'erano pero' delle "lead" molto piu' aperte del resto, ma non facilmente individuabili neanche dalla coffa, che consentivano un difficile passaggio facendo lo slalom tra i lastroni. Trenta miglia in queste condizioni sono tante. Soprattutto se la corrente è spesso contraria, il barometro sale e scende di 5 mil in due o tre ore, e i groppi di pioggia o di neve contribuiscono a mettere alla prova il morale del equipaggio di turno. GPS e carta che non corrispondono molto, bussola che diventa inutile, nebbia che arriva all'improvviso, fondali spesso non cartografati.
Abbiamo trovato quel profumo di avventura che ci ha attirato fin qua e il risultato è la notevole soddisfazione, unita a un enorme sollievo, di essere arrivati fin qui, tutto sommato in buone condizioni.
Rileggendo il diario degli ultimi giorni, ci rendiamo conto che stiamo davvero vivendo una esperienza unica, di quelle che insegnano ad essere umili di fronte alla natura e che consolidano?..
Siamo arrivati abbastanza bene fino qui 69 57 ,54 N 096 22,42 W vela poi 20 miglia a motore fra i ghiacci. Ora siamo fermi perche' non sembra che ci siano passaggi verso sud est. Siamo a due miglia al largo della punta nord di Kent Bay. Quasi calma di vento. Navigazione diretta dalla coffa con ottimi risultati. C'erano aree di ghiaccio compattomacon passagi poi anche aree libere, tanto che pensavamo di essere fuori. L'ultima area libera sara' a un paio di miglia dietro di noi, ma che ci torniamo a fare?
Ho visto che vicino a riva c'e' meno ghiaccio. Ora proviamo a raggiungere la zona con un giro verso nord perche' la via diretta e' impossibile. Staremo attenti alle batimetriche.
Passati! Siamo in acque libere dopo essere riusciti a portarci sotto costa. Ora non dovremmo avere piu' ostacoli fino a Gjoa. Neanche preoccupazioni per il gasolio: ne abbiamo abbastanza per arrivare, dopo le cento miglia a vela di ieri. Dovremmo essere a meno di cento miglia dalla meta.
E mai, neppure per un secondo di queste lunghe ore e di queste molte miglia, nessuno di noi ha desiderato di essere in qualunque altro posto, di fare qualunque altra cosa che non fosse scrutare nel bianco per guadagnarci la via".
8 agosto. "Siamo rimasti intrappolati dal ghiaccio nella Baia di Baffin". E' questo il drammatico post che all'inizio di agosto ha inviato Nanni Acquarone da bordo del cutter di 15 metri Best Explorer in navigazione da Tromsø, in Norvegia, alla volta di Sand Point (Popof Island - Aleutine, USA) per essere i primi italiani a percorrere il celebre passaggio a nord ovest (Polo Nord). Ecco il resoconto della loro drammatica avventura nella baia di Baffin, postata da Nanni Acquarone:
Per capire com'e' accaduto dovete immaginare un passaggio Est-Ovest tra le isole, largo, diciamo 40 miglia, cioe' circa 65 km. E lungo, 170 miglia o 300 km: Lancaster Sound. Coperto di ghiaccio spesso due metri, in scioglimento.
Cio' vuol dire che il ghiaccio diventa fragile in alcuni punti e si spezza in grandi lastroni, magari grandi anche 50 metri. Questi vengono trasportati lungo il passaggio dalle correnti fino in mare aperto verso l'Est sotto forma di una lunga lingua di ghiaccio, ma rimanendo ammassati vicini gli uni agli altri.
Eravamo a sud della lingua per passarla verso est andando a motore sul mare calmo. Ma il ghiaccio, o il mare se e' per questo, sono imprevedibili. La visibilita' era buona e abbiamo visto la lingua di fronte a noi verso nord, ma anche a est, con nostra sorpresa.
Nel frattempo avevamo ricevuto dal nostro "shore team" l'informazione che la lingua si era trasformata in un gancio chiuso intorno a noi anche verso sud, mentre stavamo procedendo. Dovevamo uscirne in qualche modo. Percio' andammo a sud per quanto possibile dentro al gancio cercando di traversarlo, perche' sembrava che le lastre a sud fossero piu' distanti tra loro.
E cosi' e' cominciata la nostra odissea.
Di fatto, come scoprimmo piu' tardi, la copertura del ghiaccio era di 6/10 quando il massimo affrontabile da barche come la nostra e' di 4/10. Lo abbiamo imparato a nostre spese!
E' stato dapprima possibile navigare per un lungo tratto abbastanza facilmente malgrado la nebbia che nel frattempo era calata: i lastroni erano cosi' distanziati che potevamo vedere delle vie di acqua libera davanti a noi facili da seguire con pochi movimenti di timone.
D'improvviso, pero', si finiva in aree dove bisognava sgusciare intorno a diversi lastroni uno dopo l'altro per raggiungere l'acqua che si vedeva oltre, ma era un'illusione. Perche' quasi sempre era uno specchio d'acqua senza uscite.
Una volte che l'avevamo capito si doveva girarsi e ripercorrere la rotta seguita per tornare indietro, ma in quei pochi minuti la posizione del ghiaccio era cambiata e il passaggio non c'era piu'.
A un certo punto ci e' stato impossibile continuare. Un muro continuo di lastroni si muoveva su e giu' per le grandi onde che venivano dalla Baia di Baffin. Si capiva che eravamo vicini all'acqua libera, perche' i lastroni calmano le onde con grande efficacia in poche centinaia di metri, ma solo un rompighiaccio avrebbe potuto passare. E verso l'indietro eravamo chiusi.
Cosi' abbiamo dovuto aprirci la strada spingendo via due lastroni con la nostra prua, non facile e preoccupante: perche' i lastroni probabilmente pesavano alcune centinaia di tonnellate e il minimo movimento causato dalle onde ci avrebbe stritolato. Fuori da questa prima trappola e dopo diverse deviazioni e giravolte ci siamo trovati in altre tre o quatto situazioni simili.
Per fortuna il tempo e' rimasto calmo, se non fosse per la nebbia che aggravava il problema di individuare i passaggi promettenti per uscire. Abbiamo navigato lentamente a motore nel ghiaccio, talvolta fermandoci e anche retrocedendo per un totale di piu' di 60 miglia.
Sono stato molte volte fortemente preoccupato e mi sono chiesto se saremmo mai riusciti a uscire prima che il ghiaccio finisse di sciogliersi del tutto.
Ora ne siamo fuori e stiamo veleggiando con fatica verso nord su un fastidioso mare incrociato da est, dopo quasi quattrocento miglia di stress.
Lancaster Sound e' ancora molto lontano verso ovest.
Abbiamo pero' gustato il panorama realmente affascinante di questi ghiacci estesi senza fine, degli arcobaleni bianchi nella nebbia che finora abbiamo visto solo nel pack e abbiamo avuto il piacere di un incontro inaspettato con una famiglia di grandi orche che costeggiavano i ghiacci.
LA STORIA, LA BARCA, IL PERCORSO, L'AVVENTURA
Partiti l'1 giugno da Tromsø, in Norvegia, alla volta di Sand Point (Popof Island - Aleutine, USA) per essere i primi italiani a percorrere il celebre passaggio a nord ovest, Nanni Acquarone, la moglie Mariele, il figlio Mario e compagni sono attualmente a Reykjavík, in Islanda, assieme al loro fedele compagno Best Explorer, un cutter in acciaio di 15 metri. L'obiettivo è quello di terminare il viaggio a ottobre. 106 anni dopo che il norvegese Amundsen riuscì nell'impresa, anche l'Italia potrebbe annoverarsi tra i paesi che hanno sfidato con successo i ghiacci artici!
Video: tra i ghiacci a bordo di Best Explorer
PASSAGGIO A NORD OVEST, PERCHE' NO?
Anche l'Italia, finalmente, potrà vantarsi di aver compiuto il celebre passaggio a nord ovest, se l'impresa di Nanni Acquarone, la moglie Mariele, il figlio Mario e compagni, a bordo del cutter in acciaio di 15 metri Best Explorer, andrà a buon fine. Sono partiti l'1 giugno scorso da Tromsø, in Norvegia, con l'obiettivo di arrivare in otto tappe a Sand Point (Popof Island - Aleutine USA) il prossimo 7 ottobre, dopo 129 giorni di navigazione. Attualmente la ciurma (l'equipaggio di otto persone subirà avvicendamenti tappa dopo tappa) si trova a Reykjavík, la capitale islandese. L'idea di sfidare i ghiacci balena in testa ad Acquarone nell'autunno 2010, dopo aver parlato con due marinai francesi che erano tra i pochi ad essersi cimentati con successo nella rotta artica. Di sponsor neanche l'ombra, così si ripiegò sull'autofinanziamento, coinvolgendo amici e appassionati di mare desiderosi di avventura. "Assicurare la barca - racconta Nanni - fu un'ulteriore difficoltà che superammo e che ci rese ancora più forti e uniti. Nessuna compagnia italiana voleva assicurare il nostro viaggio, nonostante l'obbligo di legge, rifiutavano di lavorare fuori dal normale business. Dopo mesi di ricerca un amico ci consigliò di rivolgerci a una compagnia di assicurazione inglese. E fu la soluzione giusta".
UNA BARCA "CORIACEA"
Best Explorer è un cutter in acciaio di lunghezza fuori tutto 15,17 metri, progettato dallo Studio Giorgetti e Magrini e costruito nel 1984. La barca è classificata 100 A 1.1 dal RINA (significa che è in perfette condizioni di manutenzione). Disloca circa 25 tonnellate, ha un pescaggio minimo di 1,40 metri e una deriva mobile che, quando abbassata, porta il pescaggio a 2,90 metri. La deriva mobile consente l'avvicinamento e il passaggio in condizioni di fondali ridotti, che si trovano con frequenza al nord. La prua è stata rinforzata ed è in acciaio inox con spessore di 6 mm contro i 5 mm del resto dello scafo. Navigando nei ghiacci del pack succede di urtare le lastre di ghiaccio con discreta violenza e lo scafo non ha mai subito danni. C'è un'ampia dotazione di vele, per la maggior parte in due esemplari. La superficie velica di lavoro al nord (randa e yankee 2) è di 80 mq, le rande sono completamente steccate. Sono presenti anche la randa da tempesta (con la sua rotaia) e la tormentina. L'interno è coibentato con 10 cm. di schiuma. Gli osteriggi sono protetti da lastre di policarbonato amovibili che evitano la condensa. La barca è riscaldata da 3 sistemi indipendenti, tra cui una stufa che non richiede elettricità per funzionare. Ci sono 5 cabine, di cui quella di prua è adibita a cambusa, magazzino e zona tecnica durante le lunghe traversate. Le altre quattro cabine hanno 2 cuccette ciascuna, nelle due posteriori queste sono doppie. Ci sono 3 bagni con doccia, acqua calda e fredda.
Video: le balenottere azzurre viste da Best Explorer
106 ANNI DOPO AMUNDSEN
Nonostante siamo un popolo di santi, poeti e navigatori, ci è voluto più di un secolo per deciderci a sfidare i ghiacci: il passaggio a nord-ovest venne conquistato nel 1906, quando l'esploratore norvegese Roald Amundsen, che era salpato giusto in tempo per sfuggire ai creditori che cercavano di fermare la spedizione, completò un viaggio di tre anni su di un peschereccio per la pesca delle aringhe convertito, di 47 tonnellate di stazza. Alla fine di questo viaggio, entrò nella città di Circle, in Alaska, ed inviò un telegramma che annunciava il suo successo. La sua rotta tuttavia non era pratica dal punto di vista commerciale: in aggiunta al tempo che occorreva, alcune delle sue acque erano estremamente poco profonde. Il primo passaggio in una sola stagione, invece, venne effettuato solo nel 1944, quando la St. Roch, uno schooner della Reale Polizia a cavallo canadese, riuscì nell'impresa.
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