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Dall'India alla Francia su una barca fatta di iuta. VIDEO

[pubb.: 2011-06-03 09:39:50]
Dall'India alla Francia su una barca fatta di iuta. VIDEO

Coraggio, bravura e un pizzico di follia, questi sono gli ingredienti necessari per compiere le grandi imprese. E Corentin De Chatelperron, giovane ingegnere e skipper francese di 27 anni, ha certamente dato prova di possederle tutte. Dalla foce del Gange alla Francia a bordo di una piccola barca a vela realizzata in fibre di iuta per portare un messaggio: salviamo il Bangladesh dai catastrofici cambiamenti climatici. Questa è la sua storia.

GUARDA IL VIDEO CON L'INTERVISTA


Ci sono delle imprese che sembrano essere territorio esclusivo dei francesi. Sarà una loro prerogativa, sarà una questione di Dna, sarà la tradizione velica che hanno nel sangue, tant'è che ci tocca raccontarle sempre con un pizzico di amarezza e di invidia. Ma non stiamo certo parlando di cose facili, perché la storia di Corentin dev'essere stata tutto fuorché semplice. A bordo della sua piccola barca a vela Tara Tari, è partito dalla foce del Gange, nell'Oceano Indiano, per approdare in Francia, attraverso il Mar Rosso, il Canale di Suez e il Mediterraneo. Una traversata in solitario di oltre 9 mila miaglia tra mari pericolosi, costeggiando a volte paesi in guerra o zone infestate da pirati. Ma il giovane skipper francese ce l'ha fatta, e con lui un messaggio molto importante: sensibilizzare l'opinione pubblica sui problemi legati ai cambiamenti climatici particolarmente sentiti nel Bangladesh, un paese che è rimasto nel cuore di De Chatelperron, e per il quale il ragazzo ha voluto fare questa "crociata marina". Da questa esperienza ne sono usciti un libro, un nome destinato (forse) ad entrare nella storia e una barca, Tara Tari appunto, che ha reso la traversata ancora più suggestiva e particolare. Perché Tara Tiri è un'imbarcazione di 9 metri per 2 costruita in fibra di iuta, resina poliestere e materiali di recupero, insomma ecologica ed economica, diventata il simbolo del "navigare pulito" e ovviamente della causa del Bangladesh, dove la coltivazione della iuta è conosciuta da tanti secoli, e dove i cambiamenti climatici stanno mettendo a rischio il futuro economico del paese. La decisione di intraprendere questo viaggio a bordo di un mezzo così semplice è maturata proprio per poter attirare l'attenzione internazionale e cominciare una raccolta fondi per il paese asiatico, mostrando al mondo che si può navigare anche utilizzando materiali ecologici e non inquinanti. Ma intervistato a La Rochelle in Bretagna durante un evento velico, Corentin De Chatelperron, mostra orgoglioso la sua Tara Tari e aggiunge: «Questo non è che l'inizio, ho già in programma un giro del mondo in solitaria...». Che sia il principio di una grande carriera nautica?

La barca
Tara Tari è diventata già mito: costruita in fibra di iuta al 40% e tentuta assieme da resina poliestere, vanta inoltre una composizione davvero eterogenea di materiali di recupero. Il costo dell'imbarcazione si aggira attorno alle 3.600 euro, davvero poco considerando che si tratta di un 9 metri. Ma è proprio questo il senso di tutta l'avventura, mostrare al mondo come sia possibile costruire una barca a vela economica ed ecologia, senza per forza utilizzare grandi e costosi scafi di marca.  Al suo interno un piccolo vano con una cuccetta e uno spazio per un fornelletto elettrico, alimentato da un pannello solare, e per le taniche d'acqua. A bordo lo stertto necessario per sopravvivere e navigare con un minimo di sicurezza, tenendo sempre incrociate le dita onde evitare spiacevoli incontri, pirati in primis.



Io l'ho conosciuto

data: 2011-06-08  23:47:31

Ho incontrato Corentin a Port Galib in Egitto quando anch'io stavo rientrando in Mediterraneo, al termine del mio giro del mondo. Mi aveva impressionato sia per la simpatia che per la dimensione della barca su cui navigava. E' un grande!

commento di: Paolo Liberati  (liberatip@yahoo.it)

Un'Idea Geniale

data: 2011-06-04  22:29:22

Complimenti a Corentin! Un ragazzo simpatico con grandi idee. Auguri e buon vento

commento di: simone pierotti  (info@simonepierotti.com)
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