La nuova, rivoluzionaria, Coppa America sbarca a Venezia nel maggio 2012 e bagna il naso a Napoli (leggi la notizia del Corriere della Sera). Intanto dal 18 settembre gli spettacolari catamarani AC 45 si danno battaglia in Inghilterra a Plymouth. Per sapere qual è il futuro, ma anche il presente, della regata più famosa del mondo abbiamo intervistato il deus ex machina del nuovo format, Russel Coutts che dice: "stiamo creando la vela del futuro, quella dell'era di You Tube e di Facebook. E stiamo corteggiando quelli di Luna Rossa".
"Ragazzi, non dimenticatevi il barbecue di stasera eh?" ci dice Russell Coutts salutandoci. C'è da restare davvero sorpresi: ma come, abbiamo parlato fino ad ora di massimi sistemi della Coppa America, e tu te ne esci con il party? In realtà, ci sta eccome: è anche questo il segreto della nuova Coppa di Coutts, e prima o poi anche noi lo capiremo.
L'idea del re della Coppa America
Siamo a Cascais, per il debutto delle Ac World Series, le regate di preparazione all'America's Cup dell'era di Facebook. Sì, la nuova Coppa. Ma perché, voi dove eravate rimasti? Riavvolgiamo i fotogrammi: a Valencia 2007 vince Alinghi, poi Oracle gioca la briscola e diventa Challenge of record, costringendo gli svizzeri alla sfida uno contro uno tra maxi-multiscafi, gli americani vincono e si portano la Coppa in California. Il boss di Oracle, Larry Ellison, affida a Russell Coutts, il kiwi che ha vinto quattro Coppe con tre maglie diverse (TNZ, Alinghi, Oracle), il compito di organizzare l'edizione numero 34. E lui la rivoluziona. Ormeggia al molo del dimenticatoio le vecchie barche e apre ai multiscafi. Si comincia con gli Ac 45, catamarani di 45 piedi, e si finirà con gli Ac 72, i fratelli maggiori. Coutts, che vuole guadagnarsi fino in fondo lo stipendio di amministratore delegato del team Oracle (si dice percepisca 14 milioni di dollari l'anno, ma sarà sicuramente una leggenda), ridisegna anche il percorso di gara, rendendolo più accattivante per le riprese Tv, introduce regate di flotta e speed trials, prove di velocità, tipo chilometro lanciato sugli sci (ma qui si tratta di far correre la barca sui 500 metri).
A Cascais, la prima cartina di tornasole. All'appello mancano diversi team celebri. A fare lo sgambetto a Coutts ? sì, ci sono delle società che si occupano dell'organizzazione e delle questioni tecnico-sportive della prossima edizione della Coppa, che si dicono indipendenti: noi, per fare prima, parliamo di Coutts ? ci si mette la crisi economica globale, una brutta bestia davvero. E anche la scarsa presa della sua formula su alcuni Flinstone, come li chiama lui. Team legati ancora alla vecchia Coppa. I quali, non vogliono ricominciare da capo con i multiscafi sapendo di non avere chance contro ad esempio Oracle, che si sta allenando con la nuova formula da tempo e sta progettando multiscafi a tutto spiano.
In Portogallo ci sono nove barche per otto squadre. Due di Oracle, con Coutts e James Spithill, TNZ, Korea, China, l'italo-spagnolo Green Comm, i francesi di Aleph ed Energy, gli svedesi di Artemis. "Vedo tutti questi team a San Francisco (sede della Louis Vuitton Cup e la finale, nel 2013, nda). Dipende solo dai risultati che raggiungeranno e se questi saranno sufficienti per convincere gli sponsor" dice Russell
. "Anzi, vedo più team ancora. Sono convinto che col tempo gli sponsor capiranno la bontà della nuova formula e vi investiranno".
Il re della Coppa parla di audience. "Noi cambiamo per cercare di aumentare l'audience della Coppa America. E questo è possibile solo se attiriamo nuovo pubblico. Ecco perché vogliamo rendere più televisivo l'evento: senza Tv non vai da nessuna parte. Molti dei grandi network sino a ieri non erano interessati alla Coppa America, mentre ora invece, dopo aver visto le prime immagini, lo sono". Stesso discorso per i new media: Youtube, Twitter, Facebook. È chiaro che nuovo pubblico significa pubblico giovane. Si spiega, così, perché Russell sia anche molto attento allo show di cornice: a Cascais concerti in piazza, party serali, un simulatore gigante dei
Catamarani, merchandising. "Il negozio con i capi di abbigliamento ufficiali della tappa sta facendo affari d'oro", dice.
Ci sono, però, alcuni conti che non tornano. Ad esempio, quelli dei tanti velisti che sono rimasti tagliati fuori. Troppo vecchi per la nuova Coppa. Oppure, non ancora pronti per i multiscafi. "Capisco la rabbia di chi è fuori. Ma c'era l'esigenza di cambiare le regole. Non potevamo più continuare come prima: non potevamo più stare lì ad aspettare il vento, con le Tv che si arrabbiavano per il tempo perso e che si disamoravano della Coppa. Ora, invece, possiamo regatare sempre, anche nelle peggiori condizioni". Si è visto a Cascais: falsa partenza della regata di flotta, sospesa per assenza di vento giusto dieci minuti e quindi un secondo start con soli 3 nodi. "Lo stiamo facendo anche per i velisti che sono rimasti fuori. Se ci saranno più team, ci sarà posto anche per loro".
Russell sembra sincero. "Ma insomma. Se fossi stato egoista, avrei tenuto in piedi la vecchia formula no? Invece, mi sono preoccupato di cambiare per dare un futuro alla Coppa. Perché è chiaro che se resta un gioco legato alla voglia di pochi grandi ricchi, è anche vero che se questi ultimi si stufano e tolgono i soldi, il gioco finisce. Il mio obiettivo è far sì che la Coppa abbia un sostegno commerciale tale da potersi reggere in piedi da sola". Ecco, è questo forse il segreto. Qui sta anche il party, il barbecue. Tutto serve, tutto fa, per provare a far camminare la Coppa con le proprie gambe. "Noi ci proviamo, almeno. E poi, è innegabile che anche i velisti ora si divertono di più: c'è più tecnica, più tattica e più adrenalina con i multiscafi".
Il re della Coppa deve "morire"
Sui maxi-schermo di Cascais continua ad andare lo spot delle World Series e della nuova Coppa: buona parte delle immagini ruotano intorno alla clamorosa scuffia di Oracle (guarda il video) durante la presentazione di San Francisco. Avete presente? La barca che s'impenna, i velisti che si aggrappano come possono, Shannon Falcone che precipita in mare. C'era Russell al timone. L'avesse fatto apposta, non ci sarebbe riuscito. Il miglior spot che potesse ideare per la nuova formula. Però, sai che sfottò.
Conferma James Spithill: "Sto ancora ridendo adesso".
Russell non e la prende. "Sì, lo so. Ridono di me, mi prendono in giro. Ho fatto un errore stupido. È difficile portare queste barche? Ma io non ho paura di sbagliare: chi prova ciò è un conservatore nella vita? E' andata così. E comunque, è stato un bene per lo show", sorride. È chiaro che adesso bisogna anche parlare del suo ruolo: chi ci sarà al timone di Oracle? "Sugli Ac 72 ci sarà James. Io mi devo occupare di far crescere il team". Ecco, l'investitura. E la virata di Russell verso il ruolo pieno di manager.
L'erede designato
James Spithill, ex Luna Rossa, è molto più loquace di un tempo. Sarà la nuova formula? Con lui viene per forza da parlare del team italiano, di Patrizio Bertelli. "È un mio grande amico", conferma.
Già, Luna Rossa. A Cascais non si parla d'altro. Se tornasse in Coppa il team di Bertelli, sarebbe un gradito ritorno per tutti. Coutts incluso, che vedrebbe salire di appeal il suo "prodotto". E il "re" non lo nasconde: "Ci manca un team italiano serio e preparato. Sarebbe fantastico avere Luna Rossa a bordo". Coutts, dunque, parlerà con patron Bertelli? "Io purtroppo non parlo bene italiano (e notoriamente Bertelli non parla bene l'inglese, nda), ma sicuramente posso parlare con alcuni dei suoi uomini".
Torniamo all'erede del re, a Spithill. "Parlerò io con Max Sirena. Farò di tutto per convincerlo. Per fargli capire che non c'è grande differenza tra gli Ac 45 e gli Estreme 40". Max Sirena è lo skipper del team di Luna Rossa impegnato nel circuito degli Estreme 40. "Le barche sono simili. La differenza sta nell'ala rigida e nelle performance. Ma il passaggio dagli Estreme agli Ac 45 è semplice e veloce". Anche con James parliamo di quei velisti rimasti fuori dalla Coppa: "Molti magari hanno il timore di non essere in grado, hanno paura della novità. Sbagliano". Anche uno come Francesco de Angelis, gli chiediamo? "Francesco sarebbe perfetto. Potrebbe tranquillamente entrare in gioco".
Viene da pensare ancora alla frase ad effetto di Coutts: l'era di Facebook e quella dei Flinstone. "Tra le vecchie barche e i multiscafi è chiaramente differente: a bordo dei multiscafi devi decidere in un nano-secondo. Con i vecchi Ac accadeva soltanto nella fase di pre-partenza".
In casa dei Kiwi
Grant Dalton, lo skipper e guru di Team New Zealand, è in forma perfetta.
Ha i bicipiti che gli scoppiano dentro la maglietta da biker. Ha appena finito di scorazzare con la sua moto, ma questo con la forma fisica non c'entra. E' lui che, di anno in anno, diventa sempre più granitico.
Grant non ha cambiato idea. Pensa sempre che la Coppa America sia "roba da finocchi". Anche se a tavola, a cena, cerca di essere più diplomatico e si limita a dire che il suo io preferisce le regate oceaniche come la Volvo Ocean Race. TNZ è una macchina perfetta, che sa girare sugli Estreme 40, sui VO 70 e sugli Ac 45 e sicuramente sugli AC 72. Una macchina perfetta che aveva girato anche quando non era stato ancora raggiunto il budget e che gira a ben ragione ora, che i milioni sono arrivati. Prova ne sia il sorriso meno teso di qualche mese fa di Matteo De Nora, l'imprenditore italiano a capo dei "mates", i milionari che sostengono sempre e comunque il team, che siede vicino a Grant.
I kiwi sono i diretti avversari di Oracle e lo hanno dimostrato a Cascais, vincendo la tappa. Lo ammette anche Dalton, il quale però, a differenza di Coutts, è molto più pessimista sul numero di team che si sfideranno a San Francisco, soprattutto a causa della carenza di sponsor. "La Louis Vuitton Cup sarà per due: noi e gli svedesi di Artemis". Anche con lui parliamo di Luna Rossa, di un possibile ritorno in Coppa di Patrizio Bertelli. Qualcun o la butta lì: potrebbero fare le World Series, le regate preparatorie e basta. De Nora è prudente: "Non credo che uno come Bertelli possa accontentarsi?". Grant è più ruvido: "Sarebbe come per una donna restare incinta a metà?".
Italiani a metà
Green Comm ha un problema. È un team che ha il cuore italiano e il guidone del Real Club Nautico Valencia. Così gli italiani lo intendono spagnolo, e gli iberici italiano. "Siamo italiani, ma abbiamo scartato l'Italia, perché non avrebbe avuto senso puntare su un mercato dove c'erano già altri team. Abbiamo passato in rassegna altri Paesi, come l'Inghilterra, l'India. Alla fine abbiamo scelto la Spagna: è una nazione con grandi potenzialità commerciali, è vicina all'Italia e a Valencia ci sono già basi pronte" spiega il ceo del team, il lombardo Marco Nannini.
Già, le vecchie basi della vecchia Coppa. A proposito: siete sempre quel Green Comm che aveva lanciato la sfida contro il maxi-trimarano di Oracle ? stiamo parlando del duello poi avvenuto tra americani e svizzeri ? per conto di Alinghi? "No, un momento. Francesco Di Leo, che è presidente esecutivo di Green Comm, conosce Bertarelli. Ma noi non abbiamo mai ricevuto aiuti, nemmeno allora, da Alinghi". Va bene, chiuso il discorso. Anzi, no, un momento: non eravate legati anche al Circolo Vela Gargnano? "Sì, ma ci siamo sganciati dal Lago di Garda. Differenze di vedute".
Okay, allora ricominciamo. Venite dal mondo delle Telecomunicazioni e puntate sul business della sostenibilità ambientale, che è diventato importante anche per le grandi aziende. E siete andati in Spagna. Dove, in questo momento, soldi ne girano assai pochi. "Ma noi non vogliamo chiedere denari pubblici a Valencia o a Madrid: sarebbe davvero anche poco etico. Ci aspettiamo però un interesse delle aziende iberiche, questo sì". Avete già un main sponsor? "Per ora no. Ma ci sono trattative in corso". Avete già versato i soldi per l'iscrizione, il fee successivo e pagato l'Ac 45? "Sì". Fa circa un milione di euro. E poi? "Abbiamo il budget che ci consente di finire a San Diego le World Series 2011". Un paio di milioni in tutto. E poi, ancora una volta? "Vogliamo arrivare a san Francisco nel 2013. Il nostro obiettivo è raccogliere un budget di 30-40 milioni di euro. Sotto i 30 diventa rischioso. La barca? Pensiamo per l'Ac 72 di acquistare il pacchetto-base offerto dall'organizzazione, che prevede una barca semi-lavorata standard con uno sviluppo ad hoc per il team". Quanto vi costerà? "Credo sui 2 milioni e mezzo di euro".
Green Comm, parte sportiva, si affida all'ex finnista e olimpionico italiano Luca Devoti, che ha riproposto la sua idea di sempre: quella di portare a bordo campioni delle classi olimpiche, una sorta di supersquadra medagliata sovranazionale. Altri italiani? Paolo Cian, come consulente per il match race, il giovane velista Giorgio Poggi. E anche l'unica donna a bordo tra tutti i team, l'americana (che vive a Londra) Karry Howe. "Sì, ma è una scelta tecnica, non di marketing".
Italiani alla meta
Venezia Challenge è stato cacciato dalla Coppa. Uno stringato comunicato parla di insolvenza finanziaria. A Cascais emerge che il team ha versato solo l'iscrizione, 25 mila dollari. Non i 200 mila euro di fee, non i 700 mila euro + Iva kiwi per la barca. Carlo Magna, il presidente, conferma e rilancia: "Non abbiamo pagato perché non ci hanno messo nelle condizioni di farlo". La sua è un'accusa dettagliata contro l'organizzazione: non scendiamo nei particolari, perché sarà materia di controversie legali.
Il sunto è che Venezia Challenge non se ne è stato alle "imposizioni" degli organizzatori, che Magna identifica sbrigativamente in Russell Coutts e Paul Cayard, ossia i boss di Oracle e di Artemis (quest'ultimo anche Challenger of Record dopo l'addio polemico di Mascalzone Latino), e dunque è stato "bannato".
Mai dire mai, però. "Ci avevano detto che se non avessimo sollevato un polverone ci sarebbe stata la possibilità di rientrare. Noi non siamo stati zitti, abbiamo già annunciato che procederemo per vie legali. Vogliamo essere risarciti del danno subito. Detto questo, se ci saranno le condizioni? Il sogno della Coppa America per noi non è ancora chiuso. Ci stiamo lavorando dal 2009. Certo, dovremo ritrovare gli sponsor che nel frattempo abbiamo perso".
Tapas e Tappe
Russell pensa al barbecue, al party. È chiaro, ormai, che anche questo è un lato della nuova Coppa. È il lato ludico, è l'altra sirena per fare audience, per richiamare i giovani: a Cascais sul palco c'erano i The Gift, una band che va per la maggiore tra i lusitani, una sorta di Coldplay portoghesi.
Coutts pensa, però, anche alle tappe delle prossime World Series.
La coppa a Venezia e il team italiano
A Cascais ha fatto capolino il sindaco di Venezia che (è notizia fresca) si è portato a casa due tappe dell' America's Cup World Series nella città lagunare dal 12 al 20 maggio 2012 e nell'aprile del 2013.
Il neosindaco di Napoli che si era dato da fare per portare gli AC 45 nel golfo partenopeo, ci è rimasto molto male (leggi la notizia del Corriere della Sera). La scelta di Venezia ha fatto invece felice il vicepresidente della Louis Vuitton, Pietro Beccari. Così come il guru Bruno Troublè, uomo-simbolo della Louis Vuitton Cup, spinge per avere un team italiano: "Ci vorrebbe un team italiano. Nel 1983 c'è stata la rivoluzione della Louis Vuitton Cup e c'era Azzurra. Adesso, stiamo vivendo un'altra rivoluzione: noi della Louis Vuitton Cup siamo tornati, manca giusto un team italiano".
Corre voce che nel 2012 le tappe delle World Series saranno undici. "Mah, forse otto" smorza gli entusiasmi Coutts. Otto! Mica male, però. "Hanno abbassato i prezzi" svela Marco Nannini. E già, i prezzi. A Palma di Majorca l'organizzazione aveva chiesto, sembra, 5 milioni di euro per ospitare una tappa delle World Series. Più 1.500 camere d'albergo per il circuito. L'isola delle Baleari voleva tre eventi: nessuno sconto, avrebbe fatto 15 milioni. Troppo. Senza contare i problemi di date, legati alle elezioni spagnole? Anche Atene ha dovuto dare forfait: troppo soldi, e anche l'indisponibilità del periodo, quello di ottobre, scelto dalla capitale greca per allungare la stagione turistica. E pure Marsiglia s'è trovata a secco. Così, l'idea di Coutts, di partire nel Mediterraneo con tappe in Spagna, Francia, Italia e Grecia, per poi magari andare a svernare negli Emirati Arabi, non è andata. Da qui, l'opzione di una rotta da Est verso Ovest: Portogallo, Inghilterra e Stati Uniti. Abbassando i prezzi, certo: Cascais l'avrebbe spuntata con 500 mila euro.