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Capitan Slocum, così finisce lil suo viaggio, che storia di mare!

[pubb.: 2012-08-08 08:22:26]
Capitan Slocum, così finisce lil suo viaggio, che storia di mare!

In tredici mesi e con una spesa di 553 dollari, trasformò una vecchia barca usata per la pesca delle ostriche nello sloop Spray con cui segnò la storia dello yachting. Ecco la seconda parte della sua incredibile storia (in fondo alla pagina trovi il link della prima parte).


I TRE ANGELI CUSTODI
Quaranta giorni dopo Slocum gettò l'ancora nella baia di Pernambuco, in Brasile, per poi fare scalo a Rio de Janeiro dove cambiò armatura allo Spray attrezzandolo a yawl. L'esperienza fatta fino ad allora gli fece ritenere che tale attrezzatura fosse la più adatta alla navigazione in solitario. Pochi giorni dopo la partenza da Rio, avvenuta il 28 novembre, lo Spray si arenò su un fondo di sabbia compatta lungo le coste dell'Uruguay. Servendosi del suo dory di fortuna, Slocum cercò di disincagliarlo. Ma il dory imbarcò rapidamente acqua e mentre si capovolgeva: «Afferrai la falchetta e mi aggrappai, ricordando a un tratto che non sapevo nuotare...». Scampando al pericolo di annegare, Slocum raggiunse la spiaggia e trovò nelle vicinanze tre persone, tra le quali un italiano, Angelo di Milano, disposte ad aiutarlo a disincagliare lo Spray.
E il viaggio riprese. Passò il Natale a Montevideo dove riattò lo Spray e si procurò «una meravigliosa stufa improvvisata, ricavata da una sorta di bidone crivellato di buchi per far passare il tiraggio». Gli sarà assai utile nelle fredde e umide giornate al largo della Terra del Fuoco. Ai primi di febbraio del 1896 Slocum arrivò finalmente a imboccare lo stretto di Magellano. Qui affrontò e superò il pericolo dei temibili williwaws, «burrasche di vento compresso che Borea mandava giù a rotoli da sopra le montagne» e quello dei selvaggi della Terra del Fuoco che tentarono più volte di aggredirlo. Dopo giorni e giorni di navigazione di bolina contro i groppi e le correnti in un paesaggio lugubre e desolato, il 3 marzo giunse in vista di Capo Pilar, all'estremità occidentale dello stretto: «Sapevo che mi ero lasciato un mondo alle spalle e che un altro mondo mi si apriva di prua».

I GUAI DEL PACIFICO
Ma appena entrato nel Pacifico, il vento girò a nordovest e presto rinfrescò a burrasca spingendo lo Spray con le vele a brandelli verso Capo Horn, quasi volesse riportarlo nell'Atlantico. Le onde «si alzavano e si abbassavano ruggendo l'eterna storia del mare; ma la Mano che le teneva, teneva anche lo Spray». Slocum aveva perso l'orientamento, mise la prua a est pensando di riparare verso le isole Falkland ma si ritrovò in mezzo alla Milky Way, la via lattea del mare, così detta per i bianchi frangenti del tempestoso mare sugli scogli sommersi.
Scampando miracolosamente al naufragio, si ritrovò salvo nel canale di Cockburn che lo riportò nello stretto di Magellano. Il 13 aprile lo Spray poteva finalmente mettere rotta a ovest nel Pacifico verso l'isola di Juan Fernandez. Facendo un paragone tra la sua condizione e quella dei circumnavigatori dei tempi antichi, Slocum scrisse: «Gli stenti, i salvataggi romanzeschi - di quelli almeno che scampavano alla morte o a sofferenze peggiori - sono estranei a quel che mi accade navigando da solo intorno al mondo. Io ho da raccontare soltanto fatti piacevoli, così che le mie avventure finiscono col sembrare prosaiche e monotone».

UN BESTSELLER
Come al solito, Slocum è troppo modesto: il libro che scrisse al termine del viaggio diventò un best seller mondiale! Non aveva fretta di terminare il suo viaggio, non doveva battere nessun record, perché era lui a stabilirlo per primo. Questo fu il suo spirito per tutto il viaggio. Ogni tappa divenne una conquista e se la volle godere, assaporando la fama che lo precedeva e lo accompagnava. Fino al ritorno in America fu una passerella di gloria. All'una del mattino del 27 giugno 1898, lo Spray entrò nel porto di Newport, nel Rhode Island. Il capitano Slocum aveva navigato per 46mila miglia in tre anni, due mesi e due giorni. I giornali, tutti presi dalle notizie della guerra ispano-americana scoppiata due mesi prima, ne dettero soltanto qualche cenno. Alcuni arrivarono a dire che la circumnavigazione era un falso, benché Slocum fosse in grado di mostrare la licenza di navigazione con i timbri di tutti i porti che aveva toccato. Due giorni dopo l'arrivo a Newport, Slocum sentì il desiderio di tornare là da dove era partito, a Fairhaven. Ormeggiò lo Spray «allo stesso palo di cedro piantato sulla riva per trattenerlo al momento del varo». Si sentiva vivo solo a bordo dello Spray, nell'immensità dell'oceano.

IL MISTERO DELLA FINE
Nel 1903 ricominciò a navigare da solo. Andava a svernare nelle Indie Occidentali e ogni anno tornava a terra sempre più cupo. Il 14 novembre 1909 partì
di nuovo. E non fece più ritorno.

DA UNA BARCA DA PESCA ALLO YACHT A VELA CHE FECE IL GIRO DEL MONDO

La cabina principale
Da poppa, dove era posizionata la timoneria, si aveva l'accesso alla cabina principale, 3x3,6 metri, dove
si trovavano due cuccette, un tavolo e una libreria piena di volumi. Più a prua, una seconda cabina di 1,90x1,80 metri adibita a cucina.

La trasformazione della barca da pesca
Inizialmente utilizzato come barca da pesca alle ostriche, lungo la costa del Delaware, lo Spray fu completamente ricostruito e trasformato in uno sloop aurico.
Dati tecnici: lft. 11,20 m (escluso il bompresso), lwl 9,78 m, larg. 4,32 m, pesc. 1,25 m, sup. velica 94 mq, disloc. 16 t, zavorra 3 t.

Da sloop a yawl
Inizialmente armato a sloop, con albero di maestra, randa e fiocco,
lo Spray viene successivamente attrezzato a yawl con l'aggiunta dell'albero di mezzana sull'estremità poppiera della barca.

Fasciame in pino della Georgia
Il fasciame dello Spray era in pino della Georgia di tre centimetri e mezzo di spessore. La coperta, invece, era in pino bianco inchiavardata a bagli di pino giallo. Braccioli e ordinate erano in quercia.

>>Leggi la prima parte della storia di Slocum





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