Tropea, Vigliena, Porto Ercole e Porto Santo Stefano. Quattro porti che per un motivo o per l'altro sono diventati dei casi di malagestione italiana. Un nostro lettore ci ha segnalato i disagi legati ai servi del porto di Tropea in Calabria, ma è pronta la risposta del Capogruppo al Consiglio Comunale cittadino Sandro D'Agostino. A Vigliena, in provincia di Napoli, manca addirittura il porto stesso mentre all'Argentario le cose sembrerebbero sistemate, ma sempre con l'immancabile ricorso che può svuotare nuovamente i pontili.
IL PORTO DI TROPEA (VIBO VALENTIA)
Il primo caso ci è stato segnalato da un nostro lettore che, basito dalla situazione in cui si è trovato, ha voluto raccontarci i dettagli di quello che ha tutta l'aria di essere il classico pasticcio all'italiana. Il Porto di Tropea si è sempre distinto come un'ottima struttura, funzionale e ben gestita; a poche miglia da Capo Vaticano e dalle Eolie si è sempre dimostrato un approdo "all'altezza" di una zona di mare tra le più belle della costa tirrenica. Poi qualcosa è cambiato: nuove elezioni, nuovo sindaco e l'inizio dei problemi.
Il 1° aprile il nostro lettore riceve una lettera di rescissione del contratto da parte del Comune, nella quale si spiega che il Porto di Tropea ha cambiato gestione. Fin qui sarebbe tutto normale, se non fosse che in realtà non c'è ancora una nuova società pronta a subentrare. Nel mentre, la vecchia gestione viene sollevata dai suoi incarichi eccetto per due persone che ancora cercano di mantenere una parvenza di controllo, ovviamente con scarsi risultati: mancano l'acqua e l'elettricità, le colonnine multiuso non funzionano, i controlli scarseggiano e i clienti iniziano ad abbandonare le banchine. Nessuno sa che cosa succederà, perché in parallelo partono azioni legali verso il Comune da parte della società che gestiva il porto (con eventuali risoluzioni previste verso ottobre 2011); nel frattempo (sembra quasi una comica) un ricorso da parte del candidato scionfitto alle ultime comunali stoppa e "sospende" l'attività del neosindaco. Conclusioni: non c'è nessuno che possa in alcun modo riscuotere i soldi degli affitti dei posti barca né che possa realmente fornire i servizi agli armatori; tantomeno fornire spiegazioni sul divenire di una storia che rischia seriamente di compromettere la stagione estiva di Tropea. "Che cosa farà il nostro lettore?" gli abbiamo chiesto.
Nemmeno lui ha deciso: per ora continuerà a barcamenarsi tra un sopralluogo per controllare la propria barca e la tentazione, grande, di alzare le spalle sconsolato e fare vela verso qualche struttura vicina.
ECCO COME SI DIFENDE IL PORTO DI TROPEA DALLE ACCUSE DEL NOSTRO LETTORE
MARINA DI VIGLIENA (NAPOLI)
È forse ancora più spinosa la denuncia apparsa sul Corriere della Sera riguardo al porto di Vigliena a San Giovanni a Teduccio in provincia di Napoli (vedi estratto dal Corriere della Sera). Una storia che non è nuova alle nostre orecchie, dove un intrigo di camorra, inefficienza e omertà hanno portato al collasso di quella che doveva essere la struttura per eccellenza del bacino partenopeo. Un progetto già annunciato addirittura nel lontano 1999, una serie di false partenze e 77 milioni di euro stanziati.
Il risultato? Una discarica a cielo aperto, dove pescatori di frodo, tossici e delinquenti vari hanno trovato l'humus adatto per compiere ogni genere di nefandezze, dallo scarico abusivo di rifuti tossici allo spaccio. Una situazione che purtroppo è da tempo sotto gli occhi di tutti, ma che non trova una soluzione, complice la paura che serpeggia quando si tratta di denunciare la malavita. Mentre tra i tanti cartelli che segnalano divieti e pericoli vari, uno in particolare osserva beffardo chi lo legge: conclusione lavori 2012. Ma non c'è ancora la prima pietra.
PORTO ERCOLE E PORTO SANTO STEFANO (GROSSETO)
Di questa situazione vi abbiamo già parlato qualche mese fa : a Porto Ercole e Porto Santo Stefano nell'Argentario i pontili sono stati dichiarati abusivi e messi sotto sigilli dalla Guardia di Finanza di Grosseto.
Un caso che ha visto il sequestro di 150 metri di molo con più di 200 posti barca, anche per megayacht fino a 40 metri con gravi accuse ai funzionari comunali e ai progettisti di abuso edilizio, violazione delle norme di tutela ambientale e occupazione abusiva di suolo demaniale.
Nel frattempo sono state effettuate le gare per l'appalto delle concessioni e le barche sono potute tornare ai pontili. Ma, non è ancora detta l'ultima parola, perché gli sconfitti nelle gare di appalto hanno presentato l'immancabile ricorso e quindi le concessioni risultano provvisorie. Tra i ricorsi eccellenti quello dello Yacht Club di Porto Santo Stefano, che essendo un'associazione senza fini di lucro è stata esclusa dal bando di gara.
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