Battaglia a Santa Margherita per il nuovo porto

[pubb.: 2011-04-04 10:53:07]
Battaglia a Santa Margherita per il nuovo porto

Il progetto: si riaccende il dibattito sull'ipotesi di trasformare la cittadina ligure. Piano da 70 milioni. Tra i contrari anche l'architetto Piano

SANTA MARGHERITA LIGURE (Genova) - Sì, no, forse però. Ovvero storia di come un progetto da 70 milioni di euro possa spaccare in quattro quel che un volta era il salotto del Tigullio: quel pugno di diecimila liguri ancora stretti fra il confetto protetto di Portofino e l'ormai metropolizzata Rapallo che sono poi gli abitanti di Santa Margherita, depurati dallo sciame di lombardi e piemontesi che ad ogni estate e nei weekend li trasforma in alveare. Tutti nuovamente divisi - quattro anni dopo l'ultima battaglia, allora archiviata anche per la decisiva opposizione di grossi calibri quali Renzo Piano - dalla querelle sulla ristrutturazione del «loro» porto, finora pittoresco rifugio di pescherecci e gozzi ma destinato - se il progetto passasse - a un futuro (anche) di approdo turistico per yacht extralusso: «Colata devastante di cemento» secondo alcuni, «unica chance di uscita dalla crisi» secondo altri. Il progetto in questione è diviso in due parti. Da un lato praticamente il raddoppio del porto attuale, con spazio anche per i panfili da oltre 50 metri, dall'altro un centro di talassoterapia con piscine, negozi, ristoranti, 25 suite, parcheggio sotterraneo per 250 auto (incastrato tra il mare e l'unica strada per Portofino, immaginate solo il cantiere). Il tutto - è l'argomento forte di chi il progetto l'ha presentato - con una dote di 195 posti di lavoro diretti più altri 350 di indotto.

È chiaro che la cordata di imprese e finanziatori che sta a monte di tutto questo - la «Santa Benessere & Social» - non è fatta di missionari. Dentro, attraverso una serie di off-shore, c'è in primo luogo lo stramiliardario magnate ligure con cittadinanza nigeriana Gabriele Volpi. Poi c'è Andrea Corradino, grande amico dell'ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio e presidente di diverse altre cose tra cui Banca Carispezia. Infine il costruttore Gianantonio Bandera: uno che - per dire - grazie al suo legame coi cardinali Tarcisio Bertone e Angelo Bagnasco gestisce l'intero patrimonio immobiliare della curia genovese. Tra gli altri soci non manca l'Union de Banques Suisses.

La proposta della «Santa Benessere » in sintesi è questa: noi facciamo il lavoro e ci mettiamo 70 milioni, in cambio vogliamo tutto in concessione per 90 anni. Prendere o lasciare. Anzi: hanno già opzionato o comprato tutte e tre le spiagge di Santa, a questo punto qualsiasi alternativa dovrà fare comunque i conti con loro.

Il fronte del «no e basta» è piuttosto variegato. Si va dalla Federazione della Sinistra locale all'associazione «Amici del Monte di Portofino», dal gruppo Facebook «Difendi Santa No Porto» sino a intellettuali e giornalisti come Piero Ottone nonché al leader della prima guerra contro il vecchio progetto di ampliamento, l'avvocato Francesco Maria Ortona, il quale si è appellato anche in questa occasione all'archistar Renzo Piano per ottenerne - di nuovo - una presa di posizione.

Solo che questa volta, a Piano, si è rivolto anche il Fondo per l'ambiente: ma proprio per convincerlo a dire che «il no e basta è sterile, bisogna andare oltre». «Certo così com'è - dice infatti Andrea Fustinoni, presidente del Fai Liguria - il progetto attuale crea molte perplessità. Ma la talassoterapia andrebbe sviluppata: perché non parlarne? ». È un atteggiamento simile a quello del sindaco Roberto De Marchi, ex pci oggi a capo di una lista civica: «Così - dice anche lui - il progetto è inaccettabile. Ma il no talebano rischia solo di generare un sì altrettanto talebano in chi oggi è strangolato dalla crisi: è facile fare gli ambientalisti dall'alto di una villa in collina ». Del resto anche lui, a proposito di ville, in questi giorni ha le sue gatte da pelare: colpa di un paio di case acquistate per se stesso da una coop emiliana che proprio a Santa aveva fatto grossi affari in passato. «Tutto regolare », giura lui. Intanto però.

In effetti quelli che giù (e grazie) al porto vivono e lavorano - ristoratori, negozianti, albergatori e compagnia - stanno molto più dalla parte del sì che del no: «È ovvio - dice Enzo Verrone del ristorante Lo Skipper - che siamo favorevoli al progetto. Dove lo troviamo un altro che arriva qua con 70 milioni da spendere? ». Ma, anche lì, mica tutti son d'accordo. Per esempio Gianfranco Cabella, presidente della Società gestioni portuali, è uno che rilancia: «Un progetto sul porto, nel nostro piccolo, lo avevamo presentato anche noi. Perché non riprenderlo? ». Paolo Foschini

(Tratto dal  Corriere della Sera del 3 aprile 2011)

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