All'ultimo Mondiale delle classi olimpiche disputato a Perth (Australia) lo scorso dicembre è accaduto un fatto clamoroso. Otto dei primi dieci equipaggi della graduatoria finale hanno regatato su una barca prodotta dal cantiere statunitense PStar: tra questi, il brasiliano Scheidt-Prada, primo classificato, e il tedesco Stanjek-Kleen, secondo.
LA VICENDA PSTAR
La vicenda ha fatto scalpore perché, nella storia dei 100 anni della classe Star, la PStar è nata solo nel 2009. Non solo: fino al suo arrivo, e per gli ultimi 40 anni, salvo alcuni modelli prodotti sporadicamente da qualche altro cantiere, gli equipaggi di tutto il mondo, dai campioni mondiali e olimpionici ai semplici amatori, dilettanti e appassionati adoperavano esclusivamente barche realizzate da costruttori italiani Folli e Lillia (enrambi situati sul lago di Como).
Per fare un paragone che può rendere bene l'idea, è come se nel motociclismo, dopo anni di vittorie divise tra Honda e Yamaha, il Mondiale fosse vinto da una moto di Pincopallino. Oppure, è come se Minardi fosse riuscito ad aggiudicarsi il Mondiale di Formula Uno quando si affacciò per la prima volta in mezzo a colossi come Ferrari e McLaren.
Da dove salta fuori quindi questa PStar che si è permessa di interrompere lo storico monopolio Folli-Lillia? Il progetto di questa barca inizia effettivamente nel 2002 da un'idea del velista tedesco Marc Pickel che chiese a Eric Wolf, uno specialista di CFD (Computer Fluid Dynamic, un programma di fluidodinamica computazionale) con esperienza nella progettazione di barche per l'America's Cup e la Volvo Ocean Race, di sperimentare le geometrie per un nuovo scafo di Satr.
Nonostante la Star sia una classe strettamente monotipo, il regolamento di stazza consente a progettisti e costruttori di giocare con delle tolleranze comprese tra 19 e 16 millimetri a prua e poppa e tra 25 e 19 mm e al centro dello scafo. Questo, perché il regolamento è stato scritto 100 anni fa, quando le barche erano costruite con procedure non sempre precise e artigianali e, soprattutto, in legno che, con il tempo e con le differenti temperature, poteva deformarsi. Quelle tolleranze, con le tecniche di progettazione di oggi al computer e con le tecniche di costruzione con modelli realizzati a controllo numerico, permettono di realizzare scafi che, anche se a occhio nudo sono identici, nel dettaglio presentano notevoli differenze. Per un progettista dei nostri tempi, 20 millimetri sono voragini all'interno delle quali studiare un'infinità di flussi e forze idrodinamiche.
SE NON HAI UNA PSTAR NON VINCI NULLA
Questo è quindi quello che ha fatto Marc Pickel, alla ricerca di uno scafo che potesse avere la lunghezza al galleggiamento più lunga possibile, con minor volume di carena e una poppa molto piatta. Il tedesco ha poi costruito cinque esemplari per conto proprio, regatando con uno di questi anche alle Olimpiadi di Pechino 2008 dove, però, si è classificato solo al settimo posto con il prodiere Ingo Borkowski.
Certo, bisogna dire che Pickel, pur avendo partecipato alle Olimpiadi, non è mai stato un fenomeno come timoniere, quindi non era il miglior testimonial per le sue barche. Tuttavia, le sue PStar avevano fatto vedere qualcosa di interessante, tra il 2007 e il 2008, ottenendo dei piazzamenti nei primi dieci posti alle varie Bacardi Cup di Miami (una regata che per la classe Star vale quasi quanto un Mondiale), campionati nordamericani ed Europei di primavera. Così, nel 2009, Pickel ha siglato un accordo per far costruire le sue barche al North American Sailing Center di Jon VanderMolen, a Richland, in Michigan (USA). Il cantiere ha utilizzato le sue attrezzature più moderne e ha iniziato a far provare le barche a velisti di prim'ordine che hanno iniziato ad ottenere risultati più importanti, fino alla vittoria di Scheidt-Prada dell'ultimo Mondiale. Per come stanno ora le cose, sembra che se non hai una PStar non vinci nulla e che gli storici Folli e Lillia siano arrivati alla fine di un'epoca.

FOLLI VS PSTAR
Andrea Folli, socio con il fratello Alessandro e la sorella Cristina dell'omonimo cantiere fondato dal padre Danilo, non pare affatto preoccupato della rapida ascesa della PStar. "In oltre trent'anni non è certo la prima volta che vediamo la concorrenza tirare fuori modelli interessanti e che sembrano vincenti; ma per le certezze ci vuole ben altro. Noi siamo ancora qua, dagli anni Settanta, e di certo non siamo rimasti fermi a guardare".
Andrea Folli si riferisce, appunto, al nuovissimo modello Folli la cui produzione in serie è appena iniziata, ma che ha già ottenuto un importante successo con il suo prototipo utilizzato da Diego Negri nella vittoria, addirittura con una giornata di anticipo, all'Europeo 2011, un campionato dove c'erano in acqua anche le PStar. "Però, prima di quell'Europeo, Negri aveva già spedito in Australia la vecchia barca che ha poi utilizzato per il Mondiale".
Il nuovo modello Folli, che ha quindi fino a oggi regatato solo all'Europeo dominato da Negri (che in realtà ha esordito con questo prototipo alla settimana di Kiel dove, senza avere provato la barca, si era classifictao quinto con due vittorie di giornata) è stato disegnato dall'ingegnere Luca Pusterla con la collaborazione del velista Alberto Barovier. Pusterla si è occupato negli ultimi anni delle piccole ottimizzazioni alle appendici delle barche di Folli che, roba da non credere, fino a oggi hanno continuato a vincere con il progetto originale dello scafo realizzato nel 1977 su disegno di Colombo-Carcano-Folli e che ha vinto la medaglia d'oro alle Olimpiadi del 1988, 1992 e 2000 e 18 titoli mondiali dal 1982 al 2009 (all'ultimo campionato del mondo di Perth si è difesa con il terzo posto degli statunitensi Mendelblatt-Fatih e il quinto degli svedesi Loof-Salminen).
Non c'è dubbio, comunque, che la produzione della PStar ha però alzato il livello del gioco. Anche il nuovo modello Folli, infatti, è all'avanguardia: nasce da un lungo processo di progettazione effettuato con software di fluododinamica ed è costruito su uno stampo fresato a controllo numerico. In questi giorni è stato consegnato all'equipaggio svedese del timoniere Fredrik Loof e in queste settimane saranno consegnate le barche anche al brasiliano Robert Scheidt e al francese Xavier Rohart (tutti campioni del mondo e olimpici).
ANCHE LILLIA SCENDE IN CAMPO
Anche il cantiere Lillia, le cui barche hanno vinto la medaglia d'oro alle Olimpiadi del 1996 e hanno monopolizzato l'intero podio olimpico di Atene 2004 (e che era presente con 10 barche su 16 ai Giochi di Pechino 2008, vinti dall'inglese Ian Percy su una Mader disegnata da Juan Kouyoumdjian che solo lui sapeva timonare e che, infatti, dopo la vittoria non è stata provata da nessuno) non sta a guardare. In oltre 50 anni le barche Lillia si sono sempre mantenute ai vertici, con il progetto originario di Colombo al quale sono seguiti i progetti e le ottimizzazioni di esperti del calibro di Claudio Maletto, Umberto Felci, Luca Devoti e Roland Kleiter. Ora saranno prodotte anch'esse con tecnologie che Stefano Lillia definisce "mai utilizzate fino a oggi".
Il 2012 sarà un anno davvero interessante per la Star: dalle Olimpiadi del 1988, in sei edizioni dei Giochi, l'oro olimpico è andato tre volte a Folli e due a Lillia, il cui dominio è stato interrotto solo nel 2008 da Mader. Vediamo se la forte cantieristica italiana (più precisamente del lago di Como ? il cantiere Lillia si trova a Musso, Folli ad Abbadia Lariana) sarà in grado di contrastare l'attacco dell'americano PStar.
Andrea Falcon



