Denìs, il comandante che ho incontrato lo scorso anno a Strasburgo, mi ha accolto come un caro amico nella sua casa-isola. Una sorta di piccolo paradiso raggiungibile solo in barca nel cuore della città. Sembra una piccola favola, dove Denìs è re, sindaco, amministratore del suo regno. L'isola è una scusa che Denìs ha trovato per rimanere a contatto con l'acqua anche a terra, quando rientra dai suoi viaggi fluviali. Suo padre era comandante di una nave da carico, come suo nonno che all'epoca utilizzava le vele per portare il carbone su e giù per il Reno. Nella sua isola Denìs ha un piccolo gregge di capre, delle nutrie, scoiattoli, volpi, per un periodo ha tenuto un Rottweiler da lui salvato da morte certa e lui narra che qualcuno abbia portato anche un lupo? chissà che fine ha fatto. La sua vita è costellata di tappe e stravolgimenti, è nato in barca dove è vissuto per buona parte della sua vita viaggiando su e giù per i fiumi europei, parallelamente ha fatto di tutto, dal barcaiolo in Africa al proprietario di un poligono per armi ad aria compressa.
Pochi come lui conoscono queste acque, gli basta un'occhiata alle carte fluviali per elencare a menadito la velocità della corrente in ogni punto e le varie profondità.
Prima di entrare nel Reno, quindi, ho ormeggiato sul pontile di Denìs.

Per un pomeriggio abbiamo cercato di "informatizzare" Tamatino... il comandante infatti ha tirato fuori da una pesante valigia un quantitativo di cavi, dispositivi dalle forme più astruse e strani ricevitori. Denìs voleva costringermi a portare a bordo un dispositivo di navigazione professionale collegabile al computer portatile, con l'intera cartografia aggiornata costantemente di tutti i fiumi europei, il tutto in un mix di tecnologia moderna e antiquata? fortunatamente la cosa è finita che nessuno dei sistemi funzionava a dovere, nessun computer parlava con nessun altro e la macedonia informatica è rimasta a terra.
Domani si parte, con l'occhio e con l'istinto e forse Denìs ha deciso di accompagnarmi per un po'.