Come sempre Michele è stato il più veloce a raggiungere il pozzetto dove il quadro di governo dell'autopilota ci annunciava che era in stand by. Trattenendo il fiato lo abbiamo rimesso in automatico, ma non ne ha voluto sapere! Ormai siamo una squadra specializzata nell'intervenire sull'autopilota: ecco Michele nei panni del chirurgo, Alberto in quello di infermiere addetto alla rianimazione e Paolo che pratica la respirazione bocca a bocca alla barca per tenerla in vita, ovvero mantenerla in rotta.
Michele opera, io asciugo il sudore (freddo), anche il mio, e che cosa scopriamo ?
L'intervento è riuscito, ma sfortunatamente il paziente è morto! I fili che alimentano l'elettrocalamita dell'attuatore si sono tranciati e l'encefalogramma è piatto! L'equipe è presa da un attimo di sconforto, ma poi, al motto "Poteva andare peggio!" si rianima. Poteva andare peggio perché, come vi ho raccontato, l'attuatore dell'autopilota era un paziente male in arnese che già alcuni giorni fa avevamo salvato per il rotto della cuffia. Onore al merito! Ha tenuto duro per altri 3 o 4 giorni portandoci fin sulla soglia di St. Lucia ( si fa per dire, perché mancano ancora 200 miglia). Sul da farsi non ci sono decisioni da prendere: basta mettersi al timone ed alternarsi ogni 2 o 3 ore. Pronti via! Il primo turno è il mio, poi, per tutti inizia un tour un po' ripetitivo: governa il timone, mangia e dormi! Per fortuna a St. Lucia mancano solo 2 giorni di navigazione. Ovviamente nessuno più si occupa dell'infiltrazione nel cassone di sentina: "ubi maior minus cessat!". Due volte al giorno azzeriamo l'infiltrazione azionando la pompa di sentina.
Nella tarda mattina la routine però è interrotta da un altro imprevisto. Sto riposando, quando vengo svegliato di soprassalto da Michele che mi dice. " Puoi venire un momento ?" Espressione usata di norma da Michele quando ci sono dei problemi. Mi alzo pronto al peggio. Ci sono dei problemi, ma, per fortuna, questa volta sono di casa su di una barca che abbiamo incrociato a qualche centinaio di metri. Michele si è messo in contatto per un saluto e così abbiamo saputo che sono in avaria: hanno preso una cima nell'elica.
Il 17 settembre scrivevo:
"Nel tardo pomeriggio, sotto uno strano cielo striato da cirri di alta quota, abbiamo incrociato una vela che procedeva in direzione opposta alla nostra. Come sempre ci siamo salutati.
Se siete stati per mare avrete certamente osservato questa consuetudine: lo scambio del saluto quando due barche a vela si incrociano. Perchè? Che cosa c'è di implicito in quel saluto? A mio avviso i due skipper si stanno dicendo: "Ciao amico, sono contento di averti incontrato e che tutto a bordo della tua barca vada per il meglio. Comunque non ti preoccupare, se hai una qualche difficoltà, ricordati che siamo "sulla stessa barca" ed io sono qui per aiutarti"
Il caso ci ha messo alla prova !
Ci chiedono se abbiamo a bordo un'attrezzatura subacquea per poter scendere in mare e tagliare la cima che ha bloccato la loro elica.
"Certo che si!"
Mio nipote Marco, noto istruttore subacqueo, mi aveva preparato un set di attrezzatura subacquea giusto per poter affrontare le situazioni di emergenza. E così eccomi pronto per una bella immersione; bombola, schienalino, erogatore, pesi, .. controllo che tutto sia in ordine. Ma dalla barca vicina ci segnalano che hanno a bordo una fanciulla in grado di immergersi e che è quindi sufficiente passare loro la necessaria attrezzatura. Le due barche ammainano le vele, noi mettiamo motore, Michele manovra per portarci con la prua sulla loro poppa, io lancio una cima al cui termine ho legato l'attrezzatura, via al trasbordo... Poi tutto procede come da manuale ed alla fine delle operazioni, con la stessa manovra all'inverso, ci viene resa l'attrezzatura con attaccate 6 lattine di birra accompagnate da un "Arrivederci a St. Lucia!"
"Ciao amico, sono contento di averti incontrato e che tutto a bordo della tua barca vada "ora" per il meglio."
La legge del mare è stata rispettata!