Le prime stelle annunciano l'arrivo dell'ultima notte di navigazione di questo viaggio!
Fuggo l'idea che qualcosa che ho tanto desiderato sta per finire e la mia mente già si proietta su quel secondo viaggio che inizierà a fine anno per ritornare in Italia o forse. chissà... il Pacifico ha un grande fascino! Purtroppo su questa rotta, la terza tappa, dalla Nuova Zelanda all'Italia, presenta grossi problemi (l'impossibilità di passare per il mar Rosso stante i pirati Somali, imporrebbe un allungamento del percorso di oltre 7.000 miglia, troppe!)
Ho trascorso quasi sette mesi in mare alternando momenti di grande emozione con altri meno felici per rimediare ai problemi che una navigazione così lunga porta inevitabilmente con se. Ma se il tempo non vi incalza tutto può diventare piacevole: anche le soste tecniche. Vi consentono incontri insperati e amicizie, come quella che ho instaurato con Max, capaci di valicare l'Oceano.
Quando sono partito avevo qualche preoccupazione per la lunghezza del viaggio, ma mi sono ricreduto: il mare non manca mai di stupirmi. Poco fa in pozzetto con il mio amico Walter riflettevamo sul fatto che la noia in mare è bandita. Chi non ha vissuto una esperienza come la mia potrebbe essere indotto a pensare alla possibile aggressione della noia per esempio durante i 24 giorni di traversata dell'Atlantico. In effetti, una volta che si è messo a segno le vele non c'è molto altro da fare, eppure il mare non stanca mai. Vi culla con le sue onde mutevoli, vi affascina con i suoi colori sempre diversi, suona per voi la musica della risacca quando l'onda frange sulla chiglia, vi inebria con l'odore del salso che il vento porta verso di voi.
In questa ultima notte del nostro viaggio non c'è luna, ma la stellata è sufficiente a dar luce al nostro navigare. Siamo partiti da Charlotteville (Tobago) e siamo diretti a Trinidad.
Charlotteville ci ha stupiti. Malgrado sia indicata come la seconda città di Tobago non conta più di un migliaio di abitanti. Non esistono resort o alberghi; gli unici visitatori arrivano via mare. Quando abbiamo dato fondo con Duale nella rada c'erano solo altre due barche. Di tutto il mio viaggio è il paese che più ho apprezzato per la cordiale ospitalità dei suoi abitanti. C'è la possibilità di far dogana, ma gli arrivi sono così rari da non giustificare un presidio a tempo pieno. Quando siamo arrivati tutti si sono dati da fare per avvisare del nostro arrivo e in meno di dieci minuti ecco apparire i due addetti alla dogana. Abituati all'alterigia di chi, in queste isole, per il solo fatto di indossare una divisa, si sente in diritto di guardarti dall'alto in basso, ci hanno stupito per la loro cortesia. Ci hanno spiegato tutto del loro paese e si percepiva chiaramente il piacere che provavano nel farci capire la loro filosofia di vita. Nei due giorni che siamo rimasti in rada li abbiamo incontrati diverse volte e se per distrazione non li vedevamo, erano loro a chiamarci a gran voce avendo memorizzato i nostri nomi. A Charlotteville la gente vive per le strade come tanti anni fa era in uso anche nei nostri paesi. Dopo cena, la maggior parte della popolazione dell'isola si raduna sull' unica strada principale, un chiosco spara musica locale con quanti più decibel possibile, qualcuno balla per strada, altri improvvisano sulla spiaggia adiacente un barbecue, altri ancora si accontentano di chiacchierare tra loro. In tutto il paese ho visto un solo televisore. Speriamo non ne arrivano altri a rinchiudere ogni famiglia nella sua abitazione! Non c'è la ricchezza di Trinidad dovuta al petrolio, qui la gente vive per lo più di pesca. Il paese è povero, ma la gente ci è sembrata più felice, più comunicativa, più sorridente che altrove. Un suggerimento: se capitate in area Trinidad, fate un salto a Charlotteville, ne vale la pena!