Piero e Vittorio sono alla deriva in mezzo all'immensità del Pacifico. La loro barca ha perso l'albero, dopo essere stata ribaltata da un'onda, ma si è raddrizzata ed è perfettamente galleggiante. Le coste della Nuova Zelanda sono indietro 2000 miglia e Capo Horn è distante ancora 2800 miglia. La guardia costiera neozelandese gli fa sapere che una nave petroliera, la Hellespont Trooper, battente bandiera delle isole Marshall, sta percorrendo una rotta che la farà transitare vicino al punto del loro naufragio e li potrebbe andare a recuperare. Nelle operazioni di salvataggio, la barca dovrà necessariamente essere abbandonata.
Il tempo peggiora (nell'emisfero australe sta iniziando l'inverno) e i viveri a bordo cominciano a scarseggiare. La decisione va presa in fretta: prendere o lasciare? Prendere!
Tutta colpa di un'onda diversa
Quando, il 5 aprile, l'onda del Pacifico travolge Onitron I Autoprestige, Piero e Vittorio Fresi sono in mare da 213 giorni. Erano partiti da Porto Torres lo scorso settembre con l'intento di circumnavigare la Terra senza scalo, ispirandosi allo stile dei primi navigatori oceanici, Francis Chichester, Robin Knox-Johnston e Bernard Moitessier, che per primi avevano seguito le storiche rotte dei clipper. Con una normale barca da diporto, che li costringeva ad adottare tecnologie di navigazione classiche, padre e figlio avevano quindi già attraversato il Mediterraneo, percorso l'Atlantico, doppiato il capo di Buona Speranza, attraversato l'oceano indiano, passato Cape Leeuwin e la Nuova Zelanda. "Il giorno dell'incidente le condizioni non erano peggiori di come le avevamo incontrate in precedenza", racconta Piero Fresi, da 25 anni titolare con i figli Vittorio e Antonio della società Zenit, specializzata in corsi di navigazione d'altura e noleggio, e con alle spalle diverse transatlantiche di cui una con il famoso Mini 6.50 American Express e due con la stessa Onitron I Autoprestige. "In Indiano avevamo già rimediato delle belle batoste, tanto che tra Natale e Capodanno avevamo preso due burrasche consecutive con 50-60 nodi di vento". Non solo: i Fresi erano coscienti del pericolo di ribaltamento: "Sapevamo che era l'unica cosa veramente pericolosa per una barca come la nostra: piccola, lenta e pesante. Quindi, prestavamo particolare attenzione alle onde al traverso. Prima di subire il ko, il vento soffiava da un paio di giorni tra i 40 e i 50 nodi, per questo stavamo navigando solo con la tormentina". Piero e Vittorio Fresi erano felici della loro andatura, con la prua rivolta a est, verso Capo Horn. "Fortunatamente eravamo tutti e due all'interno, io mi stavo preparando per scattare qualche fotografia. Stavamo navigando con le onde al giardinetto e il timone a vento stava lavorando senza problemi", continua il racconto Vittorio Fresi. "Improvvisamente ho visto un'onda che andava in direzione diversa dalle altre, più grande, bianca, già in fase rotolante. In quei giorni avevamo onde alte dai 4 ai 6 metri, ma ho capito che questa era particolarmente potente. Ci stava colpendo al traverso e quindi ho detto a mio padre di fare attenzione e di reggersi forte. Mai avrei pensato che ci avrebbe rovesciati". Invece, la barca ha fatto un giro completo su se stessa e si è rimessa dritta. "è durato tutto non più di 5 secondi. La barca stava tranquilla e non faceva acqua, quindi abbiamo pensato a medicare subito un taglio sulla fronte di Vittorio. Poi abbiamo dato un'occhiata fuori e abbiamo visto che non c'era più l'albero". A quel punto, con il telefono satellitare, i Fresi hanno informato i familiari dell'incidente e mezz'ora dopo erano stati già contattati dalla guardia costiera neozelandese, con un'interprete.
Il recupero
Tre giorni dopo, la Hellespont Trooper ha raggiunto Onitron I Autoprestige. Le fasi di recupero sono state complicate e sono durate otto ore. "La petroliera era scarica e rollava da matti", racconta Vittorio Fresi. "Ci ha strusciato in più occasioni e avrà fatto almeno venti giri attorno a noi; a un certo punto gli abbiamo fatto segno di lasciar perdere". Viste le difficoltà della manovra e il rischio di affondamento della barca, una volta legata questa alla cima lanciata dalla nave, i Fresi hanno aperto la zattera di salvataggio, l'hanno legata a poppa e ci sono saliti sopra. "Quando loro sono riusciti a tirare la barca sotto la nave, Vittorio è salito di nuovo a bordo", racconta Piero Fresi. "Da là , con una serie di altre difficoltà , con la barca che sbatteva contro la murata della nave, ha agguantato la scaletta e si è tirato su". Il recupero di Piero Fresi è stato più pericoloso: ha dovuto agguantare la biscaggina dalla zattera e prima di essere tirato sulla nave è rimasto a mollo in mare, finendo più volte sott'acqua: "Le braccia mi facevano male, ero in ipotermia e non ce la facevo a tenermi. A un certo punto mi hanno lanciato un salvagente anulare e una ciambella che mi hanno tenuto a galla".
Alla fine di questa esperienza, finita fortunatamente bene, i Fresi lanciano un messaggio: "Saremo sempre grati a chi ci ha salvato e li ammiriamo perché non hanno mai mollato. Però, i casi di naufragio di diportisti non sono rari e gli enti preposti alla salvaguardia della vita umana in mare dovrebbero studiare dei sistemi adeguati per mettere le navi in condizioni di operare in modo migliore. Attualmente è tutto lasciato alla buona volontà e all'improvvisazione".
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Nelle foto di questa pagina, Onitron I Autoprestige è una barca in acciaio di 10,45 metri, larga 3,70 m e di 10 tonnellate. Progettata da G. Caroff, è stata costruita a Porto Torres nel 1983. Aveva affrontato già due traversate atlantiche. Il 10 metri Onitron I Autoprestige di Piero e Vittorio Fresi è stato ribaltato da un'onda il 5 aprile, 2800 miglia prima di Capo Horn.